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L'arte ci rende immortali

“Il sindaco del Rione Sanità”: al Comunale di Caserta arriva Antonio Barracano in versione 2.0

Avete presente i supereroi? Quelli in cui da bambino ti immedesimi, ti mascheri e, inevitabilmente, tendi ad imitare nei modi di fare e di vestire. Ecco, noi oggi vogliamo parlarvi di un supereroe dal nome atipico: Eduardo De Filippo. Quei bambini, con la passione per il teatro, per l’arte della recitazione, oggi sono diventati grandi e quei panni li stanno indossando davvero. Un riadattamento in chiave moderna di un capolavoro che da bambino hai guardato migliaia di volte, immaginando di poter vestire un giorno i panni del protagonista, magari imitando la voce del tuo personaggio preferito, cercando di assomigliargli in tutto e per tutto.

Lo spettacolo di cui vi parliamo oggi è “Il Sindaco del Rione Sanità”, riproposto in una chiave quanto mai attuale da Mario Martone, che sarà in scena al Teatro Comunale di Caserta fino al 15 aprile (clicca qui per i ticket). “Il teatro è vivo quando s’interroga sulla realtà”, ha dichiarato il regista a riguardo. La rappresentazione inizia tra il pubblico con una sparatoria, avvenuta tra due giovani per futili motivi. Il cast, impreziosito dalla partecipazione di Massimiliano Gallo nel ruolo di Arturo Santaniello, è composto da attori dall’età media piuttosto bassa. La scelta è chiara: rappresentare il mondo della malavita in chiave contemporanea, con le loro storie, i loro linguaggi, la loro presenza scenica.

DON ANTONIO BARRACANO, IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ

Il “nuovo” Antonio Barracano è un personaggio che rispecchia la figura del boss in chiave moderna: ben curato, atletico e con diversi tatuaggi. Una similitudine con il concetto malavitoso più arcaico, è senz’altro l’incredibile devozione per la famiglia che viene prima di tutto. L’affetto con il quale si relaziona con i figli, soprattutto con la più piccola, un amore viscerale che quasi fa dimenticare al pubblico, solo qualche istante, la vera natura del personaggio. L’ispirazione, come più volte ha ribadito il protagonista, deriva da uno dei miti di quel tempo: Muhammad Ali.

Vola come una farfalla e pungi come un’ape, credo che questo personaggio di Antonio Barracano ha un po’ di questo mix che aveva Ali nella sua arroganza, ma anche nella sua eleganza, nella delicatezza e nella sua violenza allo stesso tempo“. Queste le parole di Francesco Di Leva a fine spettacolo in esclusiva ai nostri microfoni.

Interpretato da uno straordinario Francesco di Leva, il sindaco-boss va ad imporre il suo codice d’onore che si va a sostituire a quello della giustizia. Un punto di riferimento giovane e intraprendente, che ricorda e rappresenta nei gesti, nei modi di agire, di porsi ai suoi “alleati” e non, la “faccia” della malavita organizzata. Potrebbe sembrare la descrizione di un personaggio della celebre serie “Gomorra”, ma ci sentiamo di discostarci da questa similitudine. Il sindaco del rione Sanità mette tutti d’accordo, gli sono tutti devoti e grati per i servigi che svolge, tutti, tranne uno. D’altro canto c’è anche la rappresentazione di una generazione disperata, sempre più amante delle scorciatoie. Insomma, potranno anche passare decenni, ma i problemi restano attualissimi. Anche in questo caso si tende a beatificare la figura del boss che, però, si ritrova sul finale a fare i conti con una cosa che accomuna tutti gli esseri umani, sia poveri che ricchi, sia potenti che deboli: la morte. Quella morte dalla quale lui stesso non vuole scappare, ma ci tiene che non venga mai fuori la reale causa, per evitare un coinvolgimento della sua famiglia, altro sangue.

Il “vulcano Armida” e i personaggi di periferia

Quando si interpreta e, di conseguenza, ci si approccia ad un nuovo personaggio, è inevitabile prendere spunto, ispirarsi a qualcosa o a qualcuno che possa aiutare ad entrare meglio nel ruolo. A fine spettacolo, in esclusiva ai nostri microfoni, Adriano Pantaleo ci ha raccontato la sua fonte di ispirazione per l’interpretazione di “Catiello“, uno degli uomini di fiducia di Antonio Barracano: “Non un personaggio teatrale o cinematografico. Mi sono ispirato, ahime e ahinoi, ad una serie di persone che nel corso della mia vita ha incontrato nelle periferie napoletane”.  Daniele Ioia, invece, ci ha raccontato la sua personale visione del personaggio che interpreta: “Io ed Armida ci somigliamo nelle sfumature. Me la sono figurata come il vesuvio, dormiente, ma con il fuoco dentro. Nella vita reale io sono molto più energica e trasparente“.

TRA ANTI STATO E IMPOSSIBILITÀ DI SCELTA

C’è la famiglia, così come la paternità, due capisaldi dell’intera produzione drammaturgica di Eduardo, basti pensare a Filumena Marturano e Natale in casa Cupiello. A mancare, però, è la possibilità di scelta: nella sua riproposizione, il dottore non può scegliere se dichiarare il decesso avvenuto per collasso cardiaco o accoltellamento. L’essenza di questa nuova versione, probabilmente, è riassunta in una frase, pronunciata da Barracano: “Chi tiene i Santi, va in Paradiso. Chi non li tiene viene da me”. È l’anti stato che diventa stato, dove c’è povertà, disperazione e, soprattutto, diventa tale per assenza di uno stato.

IL NEST E L’IMPORTANZA DEL TEATRO IN CHIAVE SOCIALE

La produzione vede le firme di Teatro Stabile di TorinoElledieffe e Napoli Est Teatro, associazione nata a San Giovanni a Teduccio. È da qui che è partito il viaggio de “Il sindaco del Rione Sanità” in versione che potremmo definire 2.0. A riguardo, Adriano Pantaleo si è così espresso ai nostri microfoni: “Crediamo fortemente che il teatro possa essere tra i mezzi e tra le possibilità che si possono dare ai giovani. Per possibilità non intendo quella lavorativa, ma la possibilità di evadere mentalmente dalla realtà. Noi ci crediamo e dieci anni fa abbiamo iniziato questo percorso e sogno che sembrava utopistico. L’alternativa di cui tanto si parla va data attraverso quello che sappiamo: l’arte e la cultura del teatro”. “Se fai teatro, fai, in un certo senso, un’attività sociale, le due cose si equivalgono. Il teatro è nato insieme all’uomo. Il progetto del Nest è incoraggiante per i ragazzi che si trovano a vivere una situazione diversa e delle difficoltà particolari“,  questo è il pensiero sulle realtà difficili di periferia che Daniele Ioia una volta svestiti i panni di Armida, la moglie di Antonio Barracano.

Queste realtà e questi ragazzi hanno bisogno del teatro. E il teatro, ovviamente, ha bisogno di questi ragazzi.

Gennaro Bianco
Corrado Parlati

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