Non è vero… ma ci credo! – Le superstizioni dei grandi artisti

A casa mia, il pane a tavola deve stare obbligatoriamente e senza eccezione alcuna appoggiato sul lato piatto.

Perché?

Perché sennò porta male.

La mia è una casa di persone tendenzialmente razionali, di quelle che sanno con certezza assoluta che la terra è tonda, il sale (poco!) serve solo a condire gli alimenti e i gatti neri sono un problema solo se al buio non li vedi e c’inciampi sopra. Eppure anche a casa mia, con l’innocenza di una tradizione, sopravvive con una certa ironia l’antico adagio non è vero… Ma ci credo!

È quella necessità tutta umana di controllare ciò che non è in nostro potere, attraverso piccoli rituali o oggetti “portafortuna” e nessuno, davvero nessuno ne è immune. Nemmeno i grandi artisti, i cui riti spaziano dal semplicemente inaspettato al vero e proprio eccentrico: Heidi Klum, modella e presentatrice TV, per esempio, porta con sé ovunque vada un sacchetto con i denti da latte dei figli; Mary Shelley, invece, scrisse il suo Frankenstein con un boa costrictor stretto attorno al collo, interpretando i suoi movimenti come inviti a fermarsi o andare avanti.

Ecco alcune delle più famose superstizioni… artistiche!

Coco Chanel – il fortunato 5

La stilista francese Coco Chanel (1883-1971) era profondamente superstiziosa. È stato rivelato che, in gioventù, una chiromante le disse che il cinque sarebbe stato il suo numero fortunato: ebbene, non c’è allora da meravigliarsi che uno dei suoi prodotti più famosi, l’iconico profumo Chanel N° 5, contenga proprio quel numero. Inoltre, Coco faceva sempre in modo da presentare le sue collezioni il cinque maggio (quinto mese dell’anno), per buon augurio!

Pablo Picasso – aggrapparsi all’essenza

Il celeberrimo pittore cubista (1881-1973) aveva un rituale piuttosto curioso: non riusciva a buttare via nulla che lo riguardasse. Che fossero vecchi vestiti, capelli, ritagli di unghie, niente doveva essere gettato via per paura che la sua “essenza” potesse venire dispersa. Picasso, insomma, ha passato tutta una vita a collezionare Picasso; e infatti, alla sua morte, aveva accumulato cinquantamila sue opere che aveva rifiutato di vendere, tra ceramiche, disegni, dipinti e sculture.

Charles Dickens – verso nord!

L’autore di Canto di Natale (1812-1870) era noto per essere un uomo capace di guidare sé stesso in un mondo dalla morale incerta come se tenesse una bussola… Pochi forse sanno che ciò non era una semplice metafora! Dickens, infatti, usava portarsi appresso ovunque andasse una bussola magnetica, che utilizzava per direzionare il proprio letto verso nord: dormire così, diceva, lo aiutava nel processo creativo.

Yoko Ono – e luce fu

Artista e pacifista, Yoko Ono fu fin da piccola molto sensibile al potere del suono e della luce. Così scoprì come accendere un fiammifero in una stanza buia e guardare la fiammella bruciare fino ad estinguersi aveva il potere di rilassarla. Questo rituale, ripetuto molte volte in svariati contesti, è stato dall’artista proposto anche sotto forma di performance, (dal titolo Light Piece) nel 1955, per il gruppo Fluxus.

Frida Kahlo – pollice verde

La pittrice messicana Frida Kahlo (1907-1954) utilizzava le sue piante come le sue pittore, per comporre i suoi quadri. I suoi ritratti, spesso autobiografici, sono ricolmi di quel verde e di quei fiori che crescevano ben tenuti nel giardino della casa che divideva con Diego Rivera, quella casa che chiamava “Azul”, azzurra. La Kahlo ribadì spesso che non poteva dipingere se non dopo essersi occupata delle sue piante, per “buona fortuna”. La sua ultima richiesta, tornata a casa dall’ospedale e subito prima di morire, fu che il suo letto fosse spostato in modo da poter guardare fuori dalla finestra, verso il suo amato giardino portafortuna.

Nonostante siano tutti così diversi, questi piccoli rituali uniscono coloro che li hanno praticati con un unico, lungo filo: quello della passione per la propria arte, per il proprio lavoro. Stanno lì, a fare l’occhiolino a quell’angolo della nostra esistenza che ancora vuole credere esista una qualche magia a questo mondo, e che questa magia lavori perché l’universo intero si allinei a favore di tutto ciò di cui siamo così fortemente appassionati.

Marzia Figliolia

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