Danny Ainge costruisce anche contro la sfortuna

Prima il KO pauroso di Gordon Hayward alla prima partita della stagione, poi tantissimi piccoli infortuni per arrivare al più recente KO di Daniel Theis (chiave tattica dei bianco-verdi in fase difensiva) ed infine la situazione di Kyrie Irving. Tutto questo non ferma il piano di Danny Ainge.

Questa estate a Boston si è lavorato molto dietro la scrivania, con l’allestimento di un roster nuovo e molto più completo rispetto a quello delle ultime stagioni. Sacrifici importantissimi sono stati fatti: Isaiah Thomas ed Avery Bradley su tutti, senza dimenticare Jae Crowder. Tutto questo per permettere l’arrivo nell’universo bianco-verde di due star del calibro di Gordon Hayward e Kyrie Irving. Poi il Draft ha portato con sé tale Jason Tatum, che male non fa, ma teniamolo un attimo da parte.  Tutta un’estate incentrata sulle due nuove stelle, nella ferma convinzione di aver creato un roster forte, di aver creato una nuova CONTENDER.

Tutte queste belle favole durano il tempo di un battito di ciglia. 18 Ottobre 2017, dopo appena 5 minuti dall’inizio della stagione Hayward si frattura la tibia in un infortunio traumatico e devastante. Tutta un’estate di lavoro e buoni propositi gettata alle ortiche? La risposta è “SI” per 29 franchigie su 30 presenti in NBA, tutte tranne una: i Boston Celtics.

Boston fa storia a sé, i Celtics non sono una franchigia come tutte le altre. La Regular Season di quest’anno ne è l’ennesima dimostrazione. Vi ricordate il ragazzino scelto al draft Jason Tatum? Bene. Alla prima stagione nella lega dopo poco più di 5 minuti diventa titolare della franchigia più importante del mondo, e la cosa ancora più sconvolgente è che il numero 0 non fa un passo indietro. Quasi come a dire: “Uno degli atleti più apprezzati della lega firma il contratto della vita coi Celtics e dopo 5 minuti di stagione è costretto ad alzare bandiera bianca perché si è spezzato una gamba? Non c’è problema, ci sono io.”

Boston dopo lo shock iniziale trova subito la quadratura del cerchio, sfruttando il genio assoluto che siede in panchina e che risponde al nome di Brad Stevens. Il giovane Coach conferma, ancora una volta, di essere un allenatore speciale e plasma la squadra a sua immagine e somiglianza: tutta difesa e spaziature offensive. Tutto sembra girare nel verso giusto fino a gennaio. Piccolo spoiler: l’infermeria di Boston quest’anno ha fatto gli straordinari. Prima gli acciacchi di Al Horford (centro ma all’occorrenza play della squadra), poi il sempre calmo e rilassato Marcus Smart dopo una sconfitta a Los Angeles decide di rompersi una mano in albergo scagliando un pugno nel muro, poi Daniel Theis abbandona la baracca per infortunio (dopo aver conquistato minuti importanti, dalla Germania con furore) ed infine, dulcis in fundo, Kyrie Irving. Il numero 11 prima si sottopone ad una “poco invasiva” operazione chirurgica al ginocchio, poi dopo l’inizio della convalescenza annuncia il suo stop: “Il ginocchio mi fa male, un bacione ragazzi ci vediamo l’anno prossimo”. Ora, glissando sul “poco invasiva”, vogliamo parlare della sfortuna che ha colpito i Celtics quest’anno?

Qui entra in gioco un altro genio che ha residenza a Boston: Danny Ainge. Il GM, capito l’andazzo, sta iniziando a mettere gli occhi abbastanza insistentemente su un altro infortunato di lusso da aggiungere alla lista l’anno prossimo, Khawi Leonard.

Il Gianni Morandi americano (Kawhi forse è l’unico ad avere una mano più grande del cantante) è in contrasto con lo staff sanitario di San Antonio: quando per i medici della tua squadra sei abile ed arruolabile ma tu preferisci il parere di altri dottori significa che qualcosa non va. Fiutando l’affare, Danny prova a sondare il terreno. Ora facciamo chiarezza, gli Spurs ritengono il loro numero 2 unica vera colonna del proprio roster (come dargli torto), ma davanti ad una trade importante, mai dire mai. Gli asset in possesso di Ainge sono letteralmente paurosi: giocatori, scelte ai draft futuri, contratti ecc.

Pare che i Celtics stiano preparando un’offerta quasi irrinunciabile da far recapitare in Texas questa estate: con Tatum ritenuto incedibile, i sacrificabili in casa bianco-verde pare siano Jaylen Brown e Terry Rozier che aggiunti a Morris e alla scelta al draft che i Celtics posseggono (scelta originariamente appartenuta ai LAL) rende il tutto più allettante.

Ora da qui a dire che Leonard vestirà la n.2 dei Celtics l’anno prossimo ce ne passa di acqua sotto i ponti. Ma se Khawi si dovesse sentire solo nell’infermeria degli speroni, a Boston può trovare discreta compagnia…

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