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L'arte ci rende immortali

“No grazie, il caffè mi rende ancora nervoso”: applausi a scena aperta per Paolo Caiazzo

Sono passati tanti anni, l’ergastolo di Michele Giuffrida, colpevole degli omicidi di James Senese e Massimo Troisi, è quasi giunto al termine. Sì, avete capito bene: il temutissimo serial killer Funiculì Funiculà, che ancora indossa la maglia del Napoli che aveva al momento dell’arresto, è quasi pronto a tornare in libertà. Avrà una vita normale, oppure riprenderà nel suo tentativo di difendere Napoli da ogni forma di cambiamento ed evoluzione? E, soprattutto, può esserci il rischio che qualcheduno possa cercare di ripercorrere le sue gesta? In un Teatro Cilea pieno in ogni ordine di posto, centinaia di persone sono pronte a vedere l’evoluzione della vicenda. Come direbbe qualcuno… “ ‘o ciuccio è ferito, ma nun è muorto”.

Eh già, non poteva finire così. Chiamarlo sequel potrebbe essere azzardato. Si, perchè “No grazie, il caffè mi rende ancora nervoso” è una commedia che si ispira al film, ma con dei rimandi chiari all’attualità. Basti pensare a Matteo Salvini, il collega di Giuffridache va a consigliargli una badante. La stessa che si finge straniera perché la paura di essere classificata come italiana e, di conseguenza, scansafatiche, è più grande di qualunque ambizione. Il mangianastri, più volte definito da “Procopio” come un oggetto antico ed obsoleto che solo Giuffrida poteva ancora custodire. I personaggi “Horror” idolatrati dal giovane Giuffrida e tanti altri riferimenti all’attualità che vanno a discostarsi palesemente da un film degli anni 80′. Insomma, questa commedia è un rimando al passato, ma con nuovi intrighi, un nuovo stile di scrittura e di recitazione, nuovi esilaranti personaggi che vi faranno ridere di gusto. La scenografia e le varie voci fuori campo faranno vivere allo spettatore un clima surreale e, probabilmente, non farà rimpiangere la “dimensione cinematografica”, come ammette lo stesso Lello Arena.

I personaggi vanno a rappresentare la classica famiglia napoletana con qualche dettaglio che rende il tutto tanto comico, quanto paradossale. Partiamo da Michele Giuffrida, interpretato magistralmente da Paolo Caiazzo. Un uomo che ha donato tutta la sua vita al teatro, senza mai riuscire a fare breccia nei cuori del pubblico e, tanto meno, in quelli della sua famiglia. Si, perché nella famiglia Giuffrida, Michele è visto come una persona noiosa e ripetitiva, senza che nessun merito gli venga riconosciuto. Veniamo alla sua consorte, interpretata da Susy Del Giudice, una donna ironica e spigliata, che pratica un mestiere alquanto atipico: rappresentante di Sex Toys, impiegata per la Falletto. La troviamo spesso a battibeccare con il marito su diverse questioni, dalle quali nascono dei siparietti molto divertenti ed apprezzati dal pubblico. Lo zio-giornalista è interpretato da Francesco Procopio: la sua interpretazione rende al meglio la figura del “parente scroccone”, perennemente impegnato ad usufruire di tutti i servizi di casa Giuffrida, senza complimenti. L’erede di casa Giuffrida, è invece interpretato da Nicola Pavese, un giovane dai modi sui generis che lascia perplessi gli altri membri della famiglia per gran parte dello spettacolo. Il nonno, interpretato da Salvatore Misticone, la classica figura del Capofamiglia, sfruttato in tutto e per tutto dai suoi familiari, con riferimenti ripetuti alla pensione che funge da unico sostentamento per la famiglia Giuffrida. La badante, rigorosamente straniera del nonno, è interpretata da una splendida Maria Chiara Centorami, la quale nasconde un segreto che sarà rivelato sul finale, a rappresentare la precarietà e la necessità di “ingegnarsi” pur di trovare un impiego. Ultimo, ma non per importanza è Enzo Guariglia che, oltre ad interpretare il poliziotto, svolge un ruolo fondamentale: infatti, sue sono le diverse voci fuori campo che gli spettatori odono, il cui risultato è molto suggestivo. Voce e protagonista di diversi video all’interno della rappresentazione è il maestro Lello Arena.

La regia, e non potrebbe essere altrimenti, è affidata a Lello Arena, che nel 1982 vestì i panni di Funiculì Funiculà. Sia in fase di scrittura sia in cabina di regia, è possibile notare un perfetto connubio tra le tecniche teatrali e il linguaggio cinematografico. Il fine ultimo è preciso: portare immediatamente al centro della narrazione lo spettatore, con la vicenda che si svolge interamente tra il piano terra e la soffitta di casa Giuffrida.

«Abbiamo raccontato dei ricordi, con grande affetto, con chiari riferimenti a quel film, ma raccontando una storia diversa, che è il continuo di quella. Non a caso il titolo è “No grazie, il caffè mi rende ancora nervoso», ha dichiarato al termine dello spettacolo Paolo Caiazzo, intervenuto ai microfoni di MentiSommerse.it.

Per chi ha visto il film, è impossibile non apprezzare i riferimenti alla pellicola girata da Massimo Troisi: dalla minaccia del temuto serial killer, “ ‘o ciuccio è ferito, ma nun è muorto”, al mistero mai risolto di “Manniti di Riale”, passando per le telefonate del maniaco che dopo trentasei anni è ancora alla ricerca di Nicola. Tutto è ancora lì, pronto per essere risolto e, soprattutto, per creare una perfetta unione tra la pellicola e la riproposizione in chiave teatrale e, soprattutto, attuale. Toccare un film che da anni fa parte della cultura popolare, così come accade ogni volta che si va a toccare qualcosa che per il pubblico è quasi sacra, rappresenta sempre un grande rischio. Paolo Caiazzo e Lello Arena, però, sono riusciti a vincere la scommessa, rinnovando la storia, senza restare ancorati ad essa, ma creando un noir in chiave partenopea.

Gennaro Bianco
Corrado Parlati

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