Gli anni d’oro di Max, Nek e Renga: si riparte da Napoli

Ci sono serate in cui tre ragazzi che hanno superato i venticinque anni di carriera decidono di cantarti, una dopo l’altra, una buona parte della colonna sonora della tua vita. Il minimo comune denominatore? Le storie raccontate. Sì, perché alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è sentito perfettamente raccontato dalle canzoni di NekMax Pezzali e Francesco Renga, quasi come fossero un vestito fatto su misura per esaltare ogni sfumatura di un determinato momento, con le emozioni e i ricordi annessi. Il primo amore, che sia quello che dura per sempre o quello che finisce dopo un po’, i chilometri in macchina con gli amici, le sere d’estate in spiaggia: spesso, ad accompagnarti, c’è almeno una delle loro canzoni.

Dopo un periodo di pausa, la prima boy band per adulti ha ripreso il giro d’Italia, per il quale sono state già programmate alcune date estive. Si riparte da Napoli.

Canzoni, emozioni, gag, ma soprattutto tanti, tantissimi sorrisi: se una regola c’è, per dirla alla Nek, bisognerebbe chiederla a loro, perché Francesco, Max e Filippo sono riusciti a trovare una formula vincente, per far divertire ed emozionare con trentasette brani in scaletta il pubblico presente nei palazzetti.

La scaletta è presto fatta: a comporla sono le hit, le canzoni che il pubblico ha eletto tra le più amate dei tre. Resta però da trovare un suono che possa armonizzare tre repertori così vasti: è da qui che nasce una super band, composta da nove elementi che vanno a formare una sorta di all-star di musicisti, selezionati tra coloro che abitualmente accompagnano da anni Renga, Pezzali e Neviani. I nomi? Fulvio Arnoldi a tastiere e cori; Stefano Brandoni e Chicco Gusoni; Davide Ferrario alle chitarre, tastiere, programmazioni e cori; Ernesto Ghezzi ed Enzo Messina alle tastiere; Luciano Galloni alla batteria, Lorenzo Poli al basso e DJ Zak.

GLI ANNI D’ORO DI MAX, NEK E RENGA

Sono le ventuno in punto: c’è chi beve l’ultimo sorso di birra con gli amici, chi guarda i primi minuti della partita di Champions dal cellulare, chi cerca di fare nuove conoscenze. Si spengono le luci e sul video compaiono le immagini del video firmato Manetti Bros. Duri da battere, ci puoi scommettere. La scaletta è esattamente quella fedelmente riportata in “Max, Nek, Renga: il disco”: dopo la canzone che ha dato il via all’esperienza del trio, è il momento di “Cambio direzione”, “Se io non avessi te” e, soprattutto, “Gli anni”, una delle più acclamate dal pubblico. Gli anni d’oro di Max, Nek e Renga, vengono ripercorsi uno dopo l’altro: da “Meravigliosa” a “Nessun rimpianto”, passando per “Sei fantastica”, “A un isolato da te”, “Sei solo tu”.

LA PRIMA BOY BAND PER ADULTI… E IL TRIO MADE IN NAPLES

Sul palco, oltre ai tre protagonisti, anche tre special guest appartenenti allo scenario della musica partenopea: il primo a raggiungere il trio è Ivan Granatino, che con Nek e Francesco Renga ha cantato “Unici”, seguono Anthony Ilardo, che ha affiancato Renga e Pezzali in “Guardami amore”, e Franco Ricciardi, fresco vincitore del David di Donatello con “Bang bang”, con cui Max e Neviani hanno condiviso “Hanno ucciso l’uomo ragno”. Tre esperimenti che, nonostante qualche lieve scetticismo del pubblico in platea, si rivelano azzeccati.

MAX, NEK, RENGA: SEMPRE NOI

Col passare dei minuti, il pubblico del Palapartenope è sempre più caldo, e la seconda parte del concerto è ancora più emozionante della prima, con i tre che, dopo un set in cui sono tornati per un attimo a stare da soli sul palco, si ritrovano sulle note di “Sempre noi”. Si spengono le luci e, dopo un video che mostra il trio diretto verso l’automobile con l’intenzione di andare via, arriva il momento dei bis: “Laura non c’è”, “Vivendo adesso”, “Come mai” – tra le più acclamate dal pubblico –  “Fatti avanti amore”, “Nuova luce”. La festa si conclude con “Nord sud ovest est” e “Tieni il tempo”, con il trio raggiunto nuovamente sul palco da Ivan Granatino e Franco Ricciardi. Emozioni ed energia pura, sarebbe il caso di dirlo: la fiesta non avrebbe potuto avere una conclusione migliore.

Corrado Parlati

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