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L'arte ci rende immortali

Tonya: un’eroina da amare, un’eroina da odiare

Tonya Herding è uno dei personaggi più ambigui dello sport americano che negli anni ’90 ha raggiunto il picco della sua carriera, salvo poi –praticamente in contemporanea- finire nel baratro.

Tonya” percorre, sotto la forma di un documentario che spesso rompe la quarta dimensione, la carriera della dotatissima pattinatrice, autrice di performance particolari o quantomeno fuori dagli standard, ma allo stesso tempo capace di eseguire anche gli esercizi più complicati da quando, a soli 4 anni, viene portata dalla madre Lavona dalla prima insegnante di pattinaggio, interpretata dalla delicatissima Julianne Nicholson.

È proprio la madre di Tonya una delle figure principali del film, e sicuramente quella che prevale.

Interpretata da Alison Jenney che per questo ruolo ha conquistato l’Oscar di migliore attrice non protagonista, Lavona è una donna fredda, autoritaria e talvolta violenta, capace di amare la figlia solo nei modi più sbagliati. Per quanto odioso, il suo personaggio è sicuramente la personalità più forte del film, che supera a livello di caratterizzazione anche i personaggi principali. Sicuramente a pendere a favore di Alison Jenney alla scorsa edizione degli Oscar è stata –anche- la sbalorditiva somiglianza dell’attrice con la vera Lavona, una somiglianza raggiunta grazie all’aiuto di un trucco e un parrucco ineccepibili e che si può ammirare quando, durante i titoli di coda, verranno mostrati spezzoni di interviste ai veri protagonisti.

La seconda metà del film si concentra su un episodio che i protagonisti definiscono “l’incidente”: Tonya Harding è diventata famosa, infatti, più che per le sue gesta atletiche soprattutto per il processo a suo carico che l’ha vista accusata di un’aggressione, seppur indiretta, ai danni della pattinatrice Nancy Kerrigan.

Questa premessa serve per introdurre un altro personaggio funzionale alla storia: Jeff Gilloly, ex marito della Harding, interpretato da Sebastian Stan.

Jeff è, se possibile, un personaggio ancora più odioso di Lavona. Anch’egli violento nei confronti di Tonya ai limiti della decenza ed è nel film l’autore principale dell’aggressione a Nancy Kerrigan, ma pagherà per essa il prezzo minore. L’interpretazione di Stan è, purtroppo, nulla di particolare anche se comunque sufficiente, a meno che egli stesso non abbia voluto rendere il suo Jeff praticamente monotono: fosse questo il caso, sarebbe assolutamente da encomiare.

L’anonimità è, però, una caratteristica che non accompagna solo il Jeff di Sebastian Stan.

Margot Robbie che interpreta Tonya è una protagonista a tratti, capace di emozionare in alcuni momenti, ma di non trovare empatia col pubblico in altri. Convincente nella parte di una pattinatrice ribelle, un po’ meno in quella di una Tonya quindicenne, riesce comunque a mantenere l’attenzione per tutta la durata del film, nonostante venga oscurata da altri personaggi in alcuni tratti.

Le colpe comunque non sono solo degli attori, ma semmai il contrario.

Per un film che vuole raccontare, “Tonya” pecca del poco spessore dato ai personaggi -in particolare Tonya stessa- e diventa un film dove i personaggi che dovrebbero portare avanti la storia posseggono una caratterizzazione troppo debole per reggere questo scopo.

Molto apprezzabili sono, invece, le scene dove Tonya si esibisce. È lì che la vera essenza della pattinatrice esce fuori, insieme agli abiti poco tradizionali che indossa nelle gare e alle canzoni rock sulle quali decide di esibirsi, andando spesso contro il gusto delle varie giurie, ma restando fedele a se stessa, esprimendo quello che evidentemente non riesce ad esprimere in altro modo.

Se c’è un motivo per andare a guardare “Tonya”, sicuramente le magiche esibizioni sul ghiaccio faranno valere il prezzo del biglietto!

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