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L'arte ci rende immortali

Un amore sopra le righe… ma non troppo

È probabilmente il titolo che farà meno rumore al botteghino questa settimana, complice anche l’uscita al cinema di giganti come “Tomb Rider”, “Maria Maddalena” o l’italianissimo “Metti la nonna in freezer”, eppure tra i film francesi usciti nelle sale nelle ultime settimane “Un amore sopra le righe” è quello che sicuramente meriterebbe un’eco maggiore di quella che riceverà.

L’opera prima di Nicolas Bedos, già cronista, drammaturgo e comico e che di questo film è regista, sceneggiatore, compositore (insieme a Philippe Kelly) e protagonista, è praticamente un libro proiettato sul grande schermo, come il titolo in italiano suggerisce: diviso in capitoli, percorre la storia di Victor, uno scrittore narcisista che è impegnato ad allontanarsi dalla sua famiglia radical chic dichiaratamente di destra, ma che non è ancora riuscito a trovare la sua dimensione artistica, e Sara Adelman, una studentessa di lettere classiche di modeste origini ebree, che dopo svariati tentativi, riesce a conquistare il cuore di Victor e ne diventa la musa, nonché prima critica in assoluto (in questo caso, invece, il titolo originale “Monsieur et Madame Adelman” sembra adattarsi di più e rendere meglio il rapporto di dipendenza lavorativa che si instaura tra i due).

Il film percorre così, dal loro primo incontro nel 1971, la storia di un amore irreversibile attraverso la narrazione di Sara che viene intervistata da uno scrittore dopo il funerale di Victor, del quale ha intenzione di scrivere una biografia.

La storia della donna, però, non presenta alcun tipo di buonismo e non viene ricamata perché risulti più bella di quello che è stata: sebbene si tratti di una commedia, il film non mostra affatto una storia d’amore perfetta e favolistica. Al contrario, lo spettatore assiste ai momenti felici così come alle liti, ai cambiamenti e alle cadute dei due protagonisti: i tradimenti di Victor, la depressione di Sara, il fallimento del loro matrimonio. Ma si tratta pur sempre di un amore irreversibile perché, alla fine, i due si accorgono che, nonostante la distanza -sia mentale che fisica- che si è creata nel corso degli anni, non possono più esistere senza l’altro al proprio fianco, anche quando a separarli sarà la morte di Victor.

Il film risulta fluido nonostante la lunghezza –forse- eccessiva, ma dovuta probabilmente alla complicità stessa degli sceneggiatori-attori Bedos e Doria Tiller (che interpreta Sara) che fanno coppia anche nella vita reale e che hanno scritto questo film come un fiume in piena, immaginando scenari che potrebbero presentarsi non solo a loro, ma anche a chiunque guardi il film.

È certamente un film basato sui dialoghi, ma c’è anche una certa teatralità che riesce a tenere alta l’attenzione per tutte le due ore del film, ed è impossibile non menzionale la presenza di un colpo di scena finale che riuscirà a cambiare la prospettiva su tutto ciò che era stato raccontato fino ad allora.

Per finire, un particolare encomio va a fatto al trucco che è riuscito a far invecchiare con una naturalezza estrema i due attori nel corso del film e che non ha nascosto nulla delle loro performance, sottolineando la tendenza degli ultimi anni di utilizzare trucchi di scena curati nel dettaglio creati e applicati da truccatori eccellenti.

Anche questa, in fondo, è arte.

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