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La condizione come condizione esistenziale

La parola che analizziamo oggi è la parola “condizione”. Con questo termine, si indica essenzialmente lo stato in cui versa una cosa o una persona. Pensiamo alla condizione fisica o economica di un individuo per rappresentare il suo stato di salute o la situazione economica in cui si trova. Oppure possiamo parlare di condizioni meteorologiche per esprimere l’andamento del clima. Tutte queste definizioni, per quanto differenti tra di loro, sono caratterizzate da un elemento in comune che è l’oggettività di quanto si dice. Infatti, si tratta di accezioni che sfuggono alla libera interpretazione e al punto di vista del singolo per abbracciare una visione, nel complesso, accettabile da tutti. È un po’ come un foglio bianco. Ci si può scrivere sopra quel che si vuole e il suo contenuto è chiaro e difficilmente soggetto ad equivoci. Così è per questa parola. Può essere accostata a tanti aggettivi e quello che ne viene fuori ha una valenza precisa. Ciò è dimostrato dalla stessa etimologia di “condizione”, che deriva dal latino “condicĕre”: “stabilire di comune accordo”, “accordarsi”, “convenire”. Un ulteriore elemento che evidenzia e rafforza quanto sostenuto poc’anzi.

Entrando più nel dettaglio emergono, però, altri rilevanti aspetti attorno ad essa. Nella sua stabilità la condizione è, allo stesso momento, qualcosa di transeunte e soggetto a facili cambiamenti anche in brevi intervalli di tempo tant’è che, proprio il tempo, agisce da catalizzatore ed è la principale causa dell’evoluzione dell’espressione utilizzata in quella fattispecie. La condizione fisica di una persona può mutare da un giorno all’altro, così come le condizioni meteorologiche a cui abbiamo fatto cenno. È una stabilità relativa, compromessa dal futuro ma anche dal passato. Non è necessario che si guardi all’avvenire, basta semplicemente confrontare la situazione attuale con quella remota per capire come tutto possa essere diverso.

È opportuno poi dedicare attenzione ad un’altra riflessione di spicco che si rapporta a questo termine nell’ipotesi in cui non venga accostato a nessun aggettivo o parola. Parliamo della condizione intesa come presupposto, il cui verificarsi consente la realizzazione di un evento che altrimenti resterebbe incerto. Nell’indecisione del caso, la condizione è l’unico appiglio che abbiamo per poter garantire un risultato che vada oltre un semplice ideale. È come uno scoglio confrontato con la mobilità delle onde. È la colonna su cui si poggia il tempio dell’accadimento. Se non c’è la condizione, non ci può essere un determinato traguardo o obiettivo. Potremmo quasi dire che è essa stessa condizione esistenziale di ciò che ci circonda. Abbiamo casi in cui le condizioni si possono verificare con facilità e altri in cui è sicuramente più difficile averle e, in questa ipotesi, si trovano in una posizione di subordinazione. È l’evento, nella sua natura, che disciplina il tipo di condizione e non il contrario. Ed è sempre l’evento che la sfrutta per separare ciò che è concreto e plausibile da quello che è solo astratto e irreale.

Luciano Goglia

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