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L'arte ci rende immortali

Da indie agli Oscar: “Chiamami col tuo nome” e i segreti di un successo internazionale.

È stato il film che ha rappresentato l’Italia all’ultima edizione degli Oscar, ricevendo quattro candidature e aggiudicandosi quella per migliore sceneggiatura non originale che ha premiato il quasi novantenne James Ivory, già autore di sceneggiature come Maurice e regista, tra gli altri, di Camera con vista.

Ma quello del 4 marzo è stato solo l’ultimo passo di un lungo ed incredibile percorso per Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Nato come film indipendente (è stato realizzato con un budget di solamente tre milioni e mezzo), il film è stato presentato per la prima volta al Sundance Film Festival nel gennaio del 2017 e da lì non si è più fermato: festival dopo festival -tra i quali ricordiamo quello di Berlino e il Toronto International Film Festival– è riuscito a collezionare quasi 140 candidature in giro per le varie rassegne del mondo.
Ma come è riuscito un film così piccolo a fare tanta strada?

Cominciamo dalla trama.

Elio, un colto diciassettenne che nel tempo libero trascrive musica e legge libri, si trova a dover trascorrere l’estate con Oliver, dottorando ventiquattrenne che viene ospitato dalla famiglia Perlman per completare la stesura del suo libro. Segue un’estenuante attesa, colmata da assolate giornate trascorse sul limitar del paradiso (la piscina di casa Perlman), corse in bicicletta per la campagna cremasca, partite a poker o pallavolo e succhi d’albicocca: trascorre così, praticamente, la prima metà del film, costruendo una tensione tra Elio ed Oliver che potrebbe scoppiare da un momento all’altro, come una bomba.

Guadagnino riesce a creare un’empatia tra i due protagonisti ed il pubblico tale che nessuna distanza li separa: gli spettatori diventano essi stessi Elio ed Oliver e, come loro, bramano un passo in avanti che, quando avviene, li soddisfa tanto quanto soddisfa i protagonisti.

Ma li fa sentire anche straniti, proprio come si sente Elio dopo che ha ottenuto le attenzioni di Oliver, che fino a quel momento aveva desiderato, ed impauriti come Oliver che sapeva che non avrebbe dovuto spingersi così tanto oltre, ma che proprio non ha saputo trattenersi. E poi, proprio come i protagonisti, il pubblico riesce a sentirsi libero e felice quando una nota canzone invade le strade notturne di una Bergamo meta di una breve fuga d’amore dei due ragazzi, appena prima che tutto cambi di nuovo. Insomma, lo spettatore vive con Elio ed Oliver quell’estate indimenticabile del 1983 “da qualche parte in nord Italia”, proprio come se fosse lì con loro.

È questo, probabilmente, un altro punto di forza del film, ed è anche merito all’estrema bravura degli attori.

Timothée Chalamet che interpreta Elio è l’anima e il corpo del film (è soltanto una la scena in cui non è presente fisicamente) ha ottenuto, grazie a questo ruolo, ben 71 nomination, vincendo 32 premi a soli 22 anni. È lui il fulcro del film: la scoperta di se stesso e la sua crescita emotiva sono il centro intorno al quale tutta la storia ruota.

Il suo carisma è così potente che rischia quasi di mettere in ombra Armie Hammer che, invece, è capace di donare al suo Oliver sfumature che, sebbene possano sfuggire ad una prima visione, impreziosiscono il suo personaggio, rendendolo complesso e articolato almeno quanto quello di Chalamet: senza bisogno di parole, il volto di Hammer è capace di formare in pochi fotogrammi mille emozioni diverse, ogni gesto che il suo Oliver compie risulta essere quello giusto perché pensato e soppesato, ogni parola è carica di significati che vanno oltre quello che dice in realtà (è proprio lui che conia l’espressione “chiamami col tuo nome”).

Ci sono altri due personaggi che sono fondamentali e che costituiscono il terzo elemento che rende Chiamami col tuo nome il capolavoro che è.

Sam ed Annella Perlman, genitori di Elio, rispettivamente interpretati da Michael Stuhlbarg ed Amira Casar, supportano ogni scelta di Elio così come accettano ogni versione di Oliver: così calorosamente come lo ospitano nella loro villa per l’estate, tanto più spontaneamente accolgono il nuovo ruolo che svolge nella vita di Elio e, di conseguenza, anche nella loro. Non c’è bisogno di contrasti nella storia che il film vuole raccontare: non c’è bisogno di qualcuno che ostacoli la relazione di Elio ed Oliver semplicemente perché, in totale armonia con il melting pot che rappresenta la famiglia Perlman, non c’è alcun motivo per cui quella relazione dovrebbe essere sbagliata. E deve pensarla così anche Marzia, nel film interpretata da Esther Garrel, che, dopo essere stata “sedotta e abbandonata” da Elio, decide di concedergli comunque la sua amicizia pour la vie, per sempre. Perché, in fondo, non c’è bisogno di odiare per forza qualcuno per poter amare qualcun altro.

Suggestiva è anche la colonna sonora, che rappresenta la ciliegina sulla torta di questo film: oltre a canzoni che sono stati successi dei primi anni ’80, suggestive sono le esecuzioni al pianoforte che trasmettono la vivacità dell’estate, così come l’elettricità che c’è tra Elio ed Oliver.

Ma il vero protagonista della colonna sonora è sicuramente Sufjan Stevens, cantautore statunitense che, oltre a prestare al film le sue raffinate “Futile devices” e “Visions of Gideon“, regala a Guadagnino -che ha fortemente voluto la collaborazione di Stevens, considerandolo una personale fonte di ispirazione- una magistrale “Mystery of love” che riassume, in quattro minuti e otto secondi, la vera essenza del film.

Non è un caso, quindi, che si stia già da mesi parlando di un sequel: Luca Guadagnino ha, infatti, dichiarato di essere troppo legato ad Elio ed Oliver perché la storia di Chiamami col tuo nome resti fine a se stessa, anche perché il romanzo omonimo di André Aciman, dal quale il film è tratto, copre un lasso temporale che va oltre il finale del film. È notizia di questi giorni che il regista ed Aciman stiano lavorando per gettare le basi del sequel che, pare, avrà luogo circa sei anni dopo i fatti narrati dal film e che vedrà Elio ed Oliver non più nel bucolico scenario delle campagne intorno a Crema, ma in giro per diverse parti del mondo.

Non ci resta che aspettare!

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