MentiSommerse.it

L'arte ci rende immortali

Enzo Avitabile: una storia tra suoni, parole e incontri

“Io ho creato un ponte tra Napoli e il resto del mondo e viceversa. Mi sono confrontato con suoni provenienti da tutto il mondo, non solo dall’Africa e dall’America. Suoni provenienti da Capo Verde, dalla parte araba, dall’Oriente, dal Centro Europa. È naturale che i tre eventi Napoli – America – Africa hanno un valore diverso. La mia prima parte è stata quella di incontrare i grandi della musica americana come James Brown e Tina Turner, Afrika Bambaataa e Richie Havens, Randy Crowford, e dopo quelli del mondo, della world music, come Khaled, Youssou N’dour , Manu Dibango, Goran Bregovic, Daby Tourè e chi più ne ha più ne metta. Però è naturale che oggi è un suono globale, universale, che accoglie tutte le forme espressive, comprese quelle in Italia: un pezzo tra me e Guccini è come se fosse un pezzo tra me e Mory Kante, sono cose straordinarie, e mi piacciono questi incroci”. (Enzo Avitabile a SpazioNapoli.it, intervista del 10 gennaio 2016)

Ebbi l’onore di intervistare Enzo Avitabile due anni fa, a pochi minuti dall’inizio di “Sacro Sud 2.0”, dedicato alle devozioni e al rapporto che il popolo ha con il Signore. Era la mia prima intervista di persona, e inoltre avevo la piena consapevolezza di trovarmi al cospetto di una leggenda. La conferma mi arrivò da due cose: la straordinaria gentilezza di Enzo e la difficoltà nel ridurre a sette, per motivi editoriali, le domande dell’intervista. Ne avevo preparate almeno il doppio.

Chiudiamo gli occhi e facciamo un passo indietro nel tempo. Siamo a Marianella, area nord di Napoli. In tutto il quartiere c’è un solo juke box. Un gettone alla volta: James Brown, Afrika Bambaataa, Tina Turner, Elvis, e chi più ne ha più ne metta. Enzo studia composizione al conservatorio, ma il linguaggio che sente più vicino alla sua anima è quello del soul. Che, non a caso, vuol dire proprio “anima”. Quando non è a Marianella, Enzo si sposta di pochi chilometri, a Piazza Carlo III. Altro Juke box, altri gettoni, altra musica. Di nuovo: James Brown, Tina Turner, Richie Havens e via discorrendo. Il suono americano diventa sempre più un suono amico.

Probabilmente in quel momento non avrebbe potuto neanche lontanamente immaginarlo, ma nel corso della carriera si è ritrovato su palco con quasi tutti quelli che riempivano di suoni le casse del juke box. Chiamalo “fratello soul”, e ti regalerà la Luna.

JAMES BROWN E TINA TURNER, MAESTRI DI VITA

Quella sera però a Pordenone il concerto cominciò in ritardo per il maltempo e fu costretto a sentirmi suonare. Finito lo spettacolo il padrino del soul disse a quelli del suo staff, “Bring me the baby with the saxophone”, portatemi qui il bambino col sax. Io non ero proprio un bambino, ma visto da un gigante come lui, quella distanza ci stava tutta. Quella serata ha cambiato la mia vita. Lui iniziò con frasi come “il tuo cuore è il mio cuore, e il mio cuore è il tuo cuore” e fin qui è roba da Baci Perugina. Ma poi improvvisamente mi disse “sei bravo, ma adesso torna a casa e ricomincia dalla tua terra”.

E mentre ero sulla porta ha aggiunto “però ricordati che io sono l’ uomo più veloce del mondo. Più veloce di me c’ è solo Dio”. Una frase sibillina, per anni mi sono chiesto che cosa volesse dire. In realtà era un invito ad andare avanti, a fare la mia corsa. E così ho fatto”, ha raccontato Enzo in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”. Di quell’incontro, purtroppo, non esistono video, ma l’essenza può essere percepita ascoltando in qualsiasi momento una canzone del genio soul di Marianella:

Altro incontro fondamentale per la vita di Enzo Avitabile è quello con Tina Turner, che lo avvicinerà al Buddhismo. Oltre che uno straordinario incontro artistico, per Avitabile è l’inizio di un lungo e profondo percorso interiore, che lo porterà ad avvicinarsi poi alla meditazione, prima di tornare al Cattolicesimo. Riguardo il suo percorso interiore e l’attuale rapporto con la Religione, abbiamo scelto questo estratto da un’intervista rilasciata a TV2000:

Quello che cerco è sempre la stessa cosa: la comprensione sottile di qualcosa che è al di sopra di noi ma che è anche dentro di noi. Ho bisogno di Dio perché ci credo. Da uomo nella mia finitezza mi piacerebbe averlo qui ora e poterlo toccare. Però mi rendo conto che esiste un Dio personale e uno impersonale. Noi da uomini per quelli che sono i nostri codici di comprensione viviamo un Dio personale, quello della tradizione, che ci è più familiare, che può essere pregato con le preghiere imparate dai nostri cari. Il rosario ad esempio non è una moda. E’ una scelta, una necessità. Il rosario è un’arma che ti accompagna, che usi per proteggerti o per festeggiare i momenti belli”.

NAPLES MEETS HARLEM: ENZO AVITABILE PORTA IL RAP IN ITALIA

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, per le strade del Bronx inizia a diffondersi un nuovo linguaggio, una nuova cultura: l’Hip Hop. Tutto partì da un festino organizzato al 1520 di Sedgwick Avenue da DJ Kool Herc. La sua intuizione è geniale: mixa due copie dello stesso disco, isolandone i suoni bassi. Il successo è pazzesco. Uno dei massimi esponenti di questa cultura è Afrika Bambaataa che, dopo aver conosciuto Enzo, decide di incontrarlo nuovamente per dare vita a “Street Happiness”. Il rap, per la prima volta, arriva in Italia.

E permettetemi una piccola digressione: proprio da Marianella, qualche anno dopo, due ragazzi daranno vita a quello che, senza ombra di dubbio, è stato il più grande fenomeno rap underground mai nato in Italia, vicino quanto mai alla parte black dell’Hip hop. I due ragazzi in questione sono Luca Imprudente e Antonio Riccardi – che, tra l’altro, è nipote di Enzo. Il gruppo, e non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo, si chiamava Co’ Sang.

I GRANDI DELLA WORLD MUSIC INCONTRANO LA TRADIZIONE

Dopo una prima parte in cui è stato particolarmente vicino al soul e ai suoni amici che hanno accompagnato i suoi primi passi nel mondo della musica, Enzo decide di tornare a casa, di ripartire dal suo canto, dai suoni della sua terra, e di aprire le porte del mondo alla tradizione.

È così che sul “Passo della morte” che accompagnò il funerale di Masaniello e gli altri ritmi dei Bottari arrivano Khaled, Yossou N’Dour, Manu Dibango, Daby Tourè e tanti, tantissimi altri. Creare un suono universale, sul quale “invitare” artisti provenienti da ogni parte del mondo: Enzo ha seguito il consiglio di Mr. Dynamite, è tornato a casa, sia linguisticamente sia musicalmente parlando, per ripartire verso nuovi luoghi, nuovi suoni e nuovi incontri.  Scale napoletane che si intrecciano con quelle del mondo e con parole, suoni e danze provenienti da ogni dove: nasce un suono unico, che profuma di tradizione e, al tempo stesso, di innovazione.

Qualche anno dopo, la sua musica arriva all’orecchio di Jonathan Demme, che se ne innamora dopo averla ascoltata alla radio. Nulla accade per caso, e infatti il regista di Philadelphia viene invitato Napoli per un evento cinematografico. Conditio sine qua non: incontrare Enzo Avitabile. Il progetto di Demme è chiaro: realizzare un docufilm sulla sua musica, che prenderà vita con il nome di “Enzo Avitabile Music Life”.

Enzo Avitabile è il figlio spirituale di John Lennon. Non ricordo quale fosse il titolo della canzone di Enzo che ascoltai qualche anno fa, ma l’impatto che ebbe su di me fu devastante. Pur non capendo le parole, quella musica entrò dentro di me, e non mi ha più lasciato”, dichiarerà Demme a Venezia (fonte: ADNKronos).

“È ancora tiempo”, l’ultima collaborazione con Pino Daniele

Sono decine e decine gli incontri di Enzo Avitabile che meriterebbero di essere raccontati: da Guccini a De Gregori (con il quale, oltre alla stupenda “Attraverso l’acqua”, in occasione della tappa partenopea di “Amore e furto” ha collaborato alla rilettura italiana di “Political world”), Giorgia, Bob Geldof, David Crosby e chi più ne ha più ne metta, in attesa del prossimo, che dovrebbe essere un pezzo con Ligabue. Ce n’è uno, però, che non possiamo non raccontarvi, perché supera i confini della musica per sfociare in quelli di un’amicizia durata una vita: stiamo parlando di quello con Pino Daniele.

Pino ed Enzo muovono insieme i primi passi nel mondo della musica. Iniziano all’interno delle grotte del centro storico, con un gruppo chiamato “Batracomiomachia”, è proseguita con la partecipazione di Enzo a “Terra mia” e ai cori in “A me me piace o blues”. Ci sono percorsi, soprattutto in campo artistico, che dopo aver preso le vie più districate nel mondo, riescono a incrociarsi nuovamente in un punto chiamato “casa”. È questo il caso di Pino Daniele ed Enzo Avitabile, che nel 2012 hanno realizzato “È ancora tiempo”, finito per essere l’ultimo brano inciso in lingua napoletana dal Lazzaro felice, di cui vi proponiamo questa versione dal vivo. Perché, alla fine “cocchecosa nun more, ma resta”.

Corrado Parlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *