L’arte del vinile: le cover d’autore, da Andy Warhol a Keith Haring

Il mondo dell’arte è un mondo in cui spesso s’intrecciano ispirazioni, furti, prestiti prelevati da ogni piega del reale e, quando questo è troppo poco, pure dell’immaginario. E non sono rare nemmeno le collaborazioni, che gettano ponti tra espressioni artistiche differenti: la musica, che ha un lato visivo nelle copertine dei cd e prima ancora dei vinili, ha saputo spesso accompagnarsi ai prodotti di alcuni tra i più famosi pittori, scultori e fotografi del proprio tempo, giungendo talvolta a risultati persino iconici.

Scopriamo alcune tra le collaborazioni più proficue tra il mondo dell’arte e quello della musica.

Andy Warhol + The Velvet Underground – The Velvet Underground & Nico (1967)

Nell’arco della sua carriera, numerose sono state le cover disegnate dal maestro della Pop Art Andy Warhol, dai lavori poco noti su album jazz commissionatigli quand’era illustratore, fino alla celeberrima copertina di Sticky Fingers per i Rolling Stones. In ogni caso, è impossibile negare che la più famosa delle sue creazioni cedute al mondo della musica sia stata la banana matura che compare sulla cover di The Velvet Undergound & Nico. Il riferimento fallico del frutto stava ad indicare la natura appassionata, sexy, dell’album, e ad alcune delle prime edizioni era addirittura aggiunto uno sticker, così da poter “sbucciare” la banana, come suggerito dalla provocazione testuale: peel slowly and see

Takashi Murakami + Kanye West – Graduation (2007)

Quando Kenye West contattò per la prima volta Murakami per chiedergli di poter vedere da vicino una delle sue sculture, l’artista giapponese non aveva nemmeno idea di chi fosse il rapper americano. Nonostante ciò, acconsentì all’incontro e qualche mese dopo West richiamò per suggerire una qualche collaborazione, che culminò nel design della copertina dell’album Graduation, uscito nel 2007. L’orso era un tema ricorrente nelle precedenti cover del rapper (come in The college dropout e Late Registration), e Murakami, in linea con la filosofia del suo studio, ha lasciato che West si occupasse di tutti i dettagli della sua creazione.

Urs Fischer + Yeah Yeah Yeahs – It’s Blitz! (2009)

Ispirata dalle collaborazioni tra i Sonic Youth e fotografi come Gerard Richter e Mike Kelley, per l’uscita del nuovo album della band nel 2009, Karen O, leader degli Yeah Yeah Yeahs, si mise alla ricerca dell’artista giusto per la cover che aveva in mente. “Qualcosa di minimal, eppure di incasinato”, dichiarò di volere. E Urs Fischer (fotografo svizzero trapiantato a New York), riuscì ad inquadrare proprio l’immagine giusta: la copertina di It’s Blitz!, infatti, raffigura una mano (proprio quella di Karen O), che fa “esplodere” un uovo. Un soggetto semplice, immediato e, soprattutto… Incasinato!

Robert Rauschenberg + Talking Heads – Speaking in Tongues (1983)

Quasi una storia a parte merita la collaborazione tra Robert Rauschenberg ed il leader dei Talking Heads, David Byrne. Dopo aver visitato una mostra dell’artista nella galleria di Leo Castelli a New York nei primi anni ’80, Byrne cominciò a chiedersi cosa sarebbe venuto fuori da una copertina disegnata da Rauschenberg. Lo scoprì presto: l’artista americano accolse con entusiasmo il progetto e, ispirandosi ad una serie di sculture del 1967 denominate Revolver, non si limitò a progettare una cover, ma “scolpì” l’intero vinile, stampando strati su strati di magenta, giallo e blu sovrapposti, cosicché dall’unione di questi strati venissero fuori collage di immagini sempre diverse. Fu estremamente difficile trovare qualcuno capace di dare forma concreta al vinile progettato da Rauschenberg, così difficile che la produzione si fermò a 50.000 copie, mentre le altre furono stampate con un’immagine astratta in giallo e blu dipinta da Byrne.

Keith Haring + David Bowie – Without you (1983)

La versione singola della hit di Bowie contenuta nell’album Let’s Dance del 1983, presenta in copertina un disegno nello stile inconfondibile di Keith Haring: due figure “radianti” che si abbracciano, e che rappresentano perfettamente il messaggio d’amore e connessione che la canzone voleva ispirare nell’ascoltatore. Haring aveva una grande passione per la musica, e nel suo studio era possibile ascoltare a tutte le ore qualsiasi cosa, dall’hip hop alla musica classica; alle inaugurazioni delle sue mostre, sceglieva personalmente la colonna sonora e componeva mixtape con l’aiuto dei suoi tanti amici musicisti e dj. E, per quanto riguarda Bowie, lui stesso era un grande appassionato dell’arte di Haring, tanto da possedere diversi disegni originali nella sua personale collezione.

Marzia Figliolia

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