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Difesa, un’arma ad un’offesa

La parola che analizziamo oggi è la parola “difesa”. È un termine che si presta a svariati significati in tanti ambiti e, diverse volte, riuscire a tracciare una linea di demarcazione chiara e precisa tra di essi non è facile. Difesa o difendersi significa tutelare se stessi e la propria integrità fisica o morale da qualcuno o qualcosa che possa cagionarle. Ad esempio difendere la propria idea e il proprio pensiero in condizioni avverse o difendersi da un’aggressione fisica.

Si può parlare di difesa in ambito sportivo per indicare il reparto che ha il compito di impedire alla squadra avversaria di raggiungere l’obiettivo. Pensiamo al difensore centrale nel calcio, al centro o pivot (perno) nel basket, al libero nella pallavolo e così via.

Riflettendo su ciò, la parola difesa è molto particolare e contraddittoria. Infatti, nella sua essenza, rappresenta il subire ma allo stesso tempo il reagire per cercare di opporsi ad una situazione spiacevole. È come se avesse al suo interno una natura opposta alla sua indole. Difendersi vuol dire anche attaccare, non solo impedire che qualcosa di sconveniente accada. Non è un semplice inibire o limitare i danni, è molto di più.

Tutto ciò trova conferma in un’altra accezione di difesa che è la cosiddetta legittima difesa, uno degli ambiti più delicati soprattutto giuridicamente. Esprime la possibilità di difendere se stessi in condizione di pericolo e di reagire, anche con la forza, se essa ha fondamento nella costrizione del fatto in cui, senza volerlo, ci si viene a trovare. Il vero problema, però, è rappresentato dal capire fin dove si possa spingere e fin quando si possa parlare di legittima difesa. È un po’ come una bolla di sapone che, se gonfiata troppo, finisce con l’esplodere. Tante volte sentiamo parlare di casi in cui una determinata azione, compiuta a scopo di difesa personale, vada ad oltrepassare questa sottilissima linea. Al suo interno c’è, sicuramente, anche un certo livello di soggettività, in quanto ognuno può percepire il pericolo in maniera maggiore o minore e, di fronte ad esso, comportarsi diversamente. La legge, però, non può basarsi su parametri individuali ed è tenuta a determinare ogni cosa con criteri chiari ed univoci rendendo, purtroppo, il tutto molto difficile in questo delicato ambito. È necessario, dunque, chiedersi ogni volta dove finisca la difesa di un soggetto e dove inizi quella di un altro; fino a che punto ci si possa tutelare senza intaccare la sfera personale altrui e se è corretto mettere la propria integrità prima di quella di coloro che ci circondano.

Sulla base delle considerazioni portate alla luce, è facile notare come questa parola si apra ad una serie di scenari molto impegnativi e differenti tra di loro e la chiave di volta, nella sua varietà contenutistica, è quella di scavare più a fondo dentro di noi per riuscire così ad integrarci meglio con la realtà in cui viviamo.

Luciano Goglia

 

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