ESCLUSIVA – Martina Galletta ”Quello dell’attore è un lavoro, ma nel senso più alto del termine”

Dove la porto Martina Galletta che ha da poco terminato una lunga ed estenuante tournée teatrale (12 date in 13 giorni, tutte all’insegna del sold out) e che ha sicuramente bisogno di un po’ di tranquillità? In un bar di periferia? Che prepari delle tisane rilassanti, magari?

“Mi ha detto un’amica che, nei dintorni, c’è un mercatino dell’usato … ci andiamo?”

Rimango allibito.

Martina Galletta ribadisce il concetto “Ho bisogno di stare in mezzo alla gente”. Il tutto condito da due occhioni alla Mortino, uno dei lemuri di Madagascar.

Conosco le dinamiche di Dignità autonome di prostituzione: ore interminabili di prove, uno spettacolo stancante non solo per chi lo fa, ma persino per gli spettatori. Quattro ore a serata, tra canti, balli e recitazione sfiancherebbero chiunque.

Ma lei no: è vivace e pimpante così come la si vede sul palco.

A mano a mano che ci avviciniamo, la vedo illuminarsi. “Durante DADP siamo talmente concentrati sullo spettacolo, che ben poco tempo ci è concesso per momenti extra. Voglio un po’ di brio”.

E di caos ne abbiamo tantissimo intorno a noi: è domenica, le famiglie sono accorse in massa. Martina osserva il tutto con grande esuberanza, sorride. Ha una energia invidiabile. “Se non fosse così” aggiunge “non potrei mai fare questo lavoro, ti pare?”

Tra un bimbo che mi calpesta i piedi e coppie che si sbaciucchiano (bloccando il nostro cammino) inizio questa intervista, decisamente inusuale …

 

Ti ritrovi, in camerino, al termine di uno spettacolo. Ti guardi allo specchio e compare un’altra te che ti chiede: chi è Martina Galletta?

Mamma mia che domanda! Non saprei: è un periodo molto strano della mia vita. Ho poche certezze di me. So solo che voglio fare questo lavoro … credo di essere nata per fare l’attrice.

Sono una girovaga, se sto in una città per più di un mese mi annoio e mi devo spostare. Ho sempre una valigia pronta. Sono una persona particolare, complicata … persino Sebastiano (Gavasso, anche lui attore, N.d.R.) se ne è reso conto (scoppia a ridere). Amo la vita, mi piace uscire. Sono una divoratrice di libri. Suono, canto. Amo la musica classica. Tutto ciò che è arte mi affascina.

 

Quando hai capito che la recitazione sarebbe stata la tua strada?

Io, in realtà, ho iniziato con la musica. Mio nonno, una figura di riferimento importantissima della mia vita, era un meraviglioso direttore d’orchestra e un pianista eccezionale. Lui mi iniziò al canto lirico; in un primo momento ho suonato e cantato con lui. Poi, dopo l’iscrizione al Conservatorio, ho iniziato ad esibirmi davanti al pubblico.

Ed è stato proprio in quel momento che ho capito che la musica, pur piacendomi molto, non poteva essere la mia strada: lo stile di vita è troppo solitario. Io ho bisogno di stare a contatto con le persone, non potevo stare lì, inchiodata ad un pianoforte a studiare per 8 ore al giorno. Intorno ai 13/14 anni ho incominciato ad interessarmi al teatro … è stato amore a prima vista!

Durante il Liceo ho studiato recitazione e mi sono esibita grazie a varie compagnie amatoriali. Angelo Campolo, che è un attore bravissimo, mi diede una mano per prepararmi per i provini per Il Piccolo e la Paolo Grassi. All’inizio avevo impiegato tutte le mie forze per entrare al Piccolo, ma il provino non andò come avevo sperato. Fu mia madre a insistere per la Paolo Grassi: feci un provino incredibile!

 

Com’è stata la prima volta di Martina Galletta su un palcoscenico? Provi ancora le stesse emozioni?

Me la ricordo benissimo. Era il periodo delle medie, partecipavo spesso a vari spettacolini … musical, prosa e così via. Ero una ragazzina; il teatro della scuola era davvero enorme … tanta confusione: chi cercava il vestitino, chi non voleva più partecipare, il rumore delle assi del palcoscenico … io mi guardai intorno e dissi ad alta voce “Oddio, sono felice. Questo è quello che voglio fare per tutta la mia vita”. Al momento, sono già passati 17 anni (sorride).

 

Sei stata diretta in più occasioni da registe. Che tipo di empatia si genera in questi casi? Credi ci siano differenze evidenti (sensibilità, direzione degli attori, dinamiche) quando alla regia c’è una donna?

Guarda, non ne farei un caso di genere: ogni artista è a sé. L’unica cosa che posso dirti è che le donne alla guida fanno più fatica. Sembra un luogo comune, ma è così: le donne, per farsi ascoltare … in qualunque settore della vita, devo alzare la voce molto di più rispetto agli uomini. Le registe sono “obbligate” ad avere un piglio più duro, più tagliente, meno morbido.

 

Domanda (libera) inevitabile: “Dignità autonome di prostituzione” …

Sono entrata nel cast di DADP 4 anni fa anche se, con Luciano (Melchionna N.d.R.), ci conoscevamo già da tempo ma, per una serie di impegni reciproci, non c’era stata ancora la possibilità di lavorare insieme.

E’ un’esperienza folgorante: Luciano Melchionna è un grandissimo maestro e mi ha permesso di capire, artisticamente, che i confini che mi ero data … che pensavo di avere … non ero veri. Ho ampliato le mie vedute. Sono riuscita ad andare molto più in profondità. Il risultato di questa collaborazione ha sorpreso me, in primis. Sai, tutto quello che ho imparato e sto imparando da lui mi è servito per tutti i lavori che ho interpretato successivamente: l’analisi del testo, per esempio, ma anche il contatto con il pubblico che, come ben sai, proprio in Dignità è sicuramente particolare.

Io che sono molto timida, riservata, con qualche piccola chiusura, sono riuscita ad aprirmi, ad interagire, ad adattarmi ad ogni nuovo cambiamento.

E’ sicuramente uno spettacolo molto impegnativo, ma che ti dà infinite soddisfazioni.

Luciano è un portento: non dorme mai, non si ferma mai. Vederlo in continua attività ti spinge a fare allo stesso modo.

DADP ha confermato ciò che già sapevo: quello dell’attore è un lavoro, ma nel senso più alto del termine. Se togli i divismi, le pigrizie, l’egotismo … rimangono la grande passione, la missione, la religiosità che implicano sacrificio e dedizione e, qualche volta, solo un piccolo, parziale riconoscimento di ciò che è stato fatto.

 

Strano.

Intorno a noi mille attimi di confusione. Eppure il discorso ha preso una piega quasi filosofica. Non ci sono più musichette, ragazzini che si inseguono, le bancarelle dello zucchero filato … nulla di tutto ciò è più importante. Il suo è un discorso di grande lucidità. Di immensa consapevolezza. Riesce a rimanere sull’argomento, pienamente concentrata. Martina Galletta si gira intorno, curiosa, ma illustra le sue idee mantenendo un ritmo costante.

Al cinema sei apparsa ne “I baci mai dati”, di Roberta Torre, che arriva a Venezia. Che cosa ha rappresentato per Martina Galletta quel red carpet?

 

Questo è un capitolo bellissimo della mia vita! Avevo frequentato un seminario con Roberta proprio alla Paolo Grassi; non avrei mai pensato che, un giorno, lei si sarebbe ricordata di me. Evidentemente l’avevo colpita: aveva bisogno di un’attrice che interpretasse il ruolo di una ragazzina non vedente, un po’ stronzetta, cattiva, piena di paure. Un personaggio bellissimo, ricco di sfaccettature. A 22 anni mi sono ritrovata catapultata in questo film, a mio parere, stupendo, visionario, poetico.

Anche a Venezia è stata un’esperienza indimenticabile: avevo delle scarpe con i tacchi talmente alti che ho rischiato di cadere almeno una cinquantina di volte (scoppia a ridere). Rivedermi sul grande schermo … mamma mia che emozione. Tra le altre cose, dopo la proiezione nella sala grande, solitamente tutti gli artisti vengono nominati e bisogna alzarsi in piedi per ricevere l’applauso … fu un’esperienza completamente nuova per me. Il film andò molto bene. Sarò eternamente riconoscente a Roberta per questa opportunità.

Sul set legai con Beppe Fiorello, che è davvero una persona meravigliosa e con Donatella Finocchiaro.

 

In tv Martina Galletta lavora in “Il paradiso delle signore”, “Un passo dal cielo 3” e “Bye Bye Cinderella”. A teatro non c’è la possibilità di ripetere la scena, deve essere obbligatoriamente buona la prima. Com’è stato adattarsi a queste nuove regole?

Io provengo dal teatro, come ti dicevo prima e, inevitabilmente, seguo le regole teatrali. Il fatto di poter ripetere una scena è una cosa fighissima!

Sono due mondi diversi … così come si fa fatica a passare dalla televisione al teatro, lo stesso si può dire per il passaggio opposto. E’ diverso l’uso della voce, della mimica facciale.

L’aver lavorato con Luciano, che ha un’impostazione molto cinematografica, mi ha permesso di affrontare queste esperienze senza grosse difficoltà.

Dovevo girare una scena di pianto in “Don Matteo” e, facendo riferimento alle parole di Luciano, mi risultò tutto molto spontaneo. Lasciai la troupe stupita.

Poi, è chiaro, ci sono tante cose di cui devi tenere conto: bisogna stare attenti ai cavi, andare sul segno verde anziché quello giallo, c’è il fonico alla tua destra e ti spinge … bisogna rimanere concentratissimi. È un lavoro che merita rispetto.

Ne “Il paradiso delle signore” ho interpretato Giovanna, una donna perfida, antipatica. Non vedevo l’ora di interpretare un ruolo così!

Ci parli di “Some girls”? E’ uno spettacolo al quale so che sei molto legata …

Ecco un altro dei miei gradini artistici più importanti. Quando facemmo i provini, ero talmente convinta che Marcello (Cotugno, il regista N.d.R.) mi volesse per il ruolo della seconda ragazza, che non presi minimamente in considerazione il ruolo della quarta. Credevo che la seconda ragazza fosse più affine a ciò che credevo di potere interpretare: sexy, ferita, piena di problemi … il regista, invece, voleva che io interpretassi tutt’altro … una ragazza trentenne, affermata, decisa, seria, con uno spessore tagliente. Figurati, durante il provino continuavo a dirgli che volevo fare l’altro ruolo (ride). Ho saputo di aver superato il provino il giorno stesso: Marcello mi chiamò mentre ero in treno.

Una bella esperienza: ho esplorato una parte di me che credevo di non possedere.

Dopo quattro anni, l’anno scorso abbiamo chiuso questo percorso con le lacrime agli occhi.

Un cast bellissimo: Bianca Nappi, Roberta Spagnuolo, Gabriele Russo e Guja Zapponi, anche se il ruolo di quest’ultima è stato interpretato in seguito da Laura Graziosi e Valentina Acca.

 

Ti sei dedicata anche a diversi spot pubblicitari. Che idea hai di questo mezzo di comunicazione?

Sì, c’è stato un periodo in cui ne ho fatti davvero molti. Mi ricordo soprattutto quello dell’Ikea, che è passato sui vari canali per diversi anni. Pensa che abbiamo girato lo spot a Barcellona! Abbiamo soggiornato in un albergo bellissimo … un lavoro intenso in tempi ristretti: sveglia alle quattro del mattino per poi proseguire fino a sera.

Credo che la pubblicità, come il web, sia una dei mezzi più potenti a nostra disposizione.

Se devo dire la mia, non amo un certo tipo di pubblicità fatta in Italia: la madre, con i guanti da cucina, che prepara da mangiare, mentre a tavola ci sono il figlio e il papà pronti a farsi servire. O ancora, la madre vestita in maniera completamente asessuata e la figlia già sessualizzata. Ecco, io non riesco proprio a digerire questi stereotipi. All’estero non troveresti mai degli spot del genere. Siamo invischiati in un cliché che attinge al 1800. Sono progetti che inviano messaggi subliminali errati …  Ricordiamocelo: la donna non è una schiava, la donna non deve stare zitta, il fatto che sia diventata madre non implica che non sia più una donna. Sono blocchi che dovrebbero essere debellati, come la peste!

A dire la verità, gli spot che ho interpretato io non avevano, per fortuna, retroscena di questo tipo.

 

Martina Galletta difende un’idea. Anche a costo di apparire aggressiva. Non le importa.

Tanti ruoli nella tua carriera. Ce n’è uno che vorresti interpretare, ma che non ti hanno ancora offerto?

Sì, ho due sogni nel cassetto: il primo è interpretare Arkadina de “Il gabbiano” di Čechov. Penso che sia un personaggio eccezionale. Non solo: è estremamente moderno, attuale, crudele. Penso a quella frase che dice al figlio “Sì … è tutto bello, ma vuoi mettere? Stare in una camera d’albergo a studiare la parte sul copione?”, ti stende! Il secondo è Blanche DuBois de “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams. Ho letto il libro un’infinità di volte, sono una fan del film e l’ho visto a teatro, in quel caso il ruolo di Blanche è stato interpretato da Laura Marinoni in maniera eccezionale.

L’unico problema sai qual è? Sono troppo giovane, mi sa che devo attendere almeno dieci, quindici anni … poi questi ruoli saranno miei (scoppia a ridere).

 

Moderna nella sua visione della vita, sorprendentemente classica nelle scelte teatrali. Quei ruoli li interpreterà, un giorno. Ne sono sicuro.

Il 2018 è appena iniziato: cosa dobbiamo attenderci da Martina Galletta per il nuovo anno?

Al momento posso dirti che il 2018 è iniziato alla grande: ho festeggiato il Capodanno al Bellini di Napoli con i miei meravigliosi colleghi di DADP.

Per questo nuovo anno spero in un salto di qualità, da un punto di vista della visibilità … con un film per esempio. Lavoro tantissimo, questo è vero, ma la popolarità che ti regala un film o un progetto televisivo il teatro non può garantirtela.

Di base, comunque, spero di continuare a fare questo lavoro, che amo tantissimo.

 

E adesso un omaggio a Marzullo: Martina Galletta fatti una domanda e datti una risposta

Oltre a lavori e ruoli che mi hanno affidato, voglio fare qualcosa scritta e ideata da me? La risposta è sì!

Io e Sebastiano abbiamo realizzato lo script de “I grandi gialli del calcio”, dal libro di Francesco Ceniti.

Sempre con il mio compagno, sto insegnando ai ragazzi di alternanza scuola lavoro presso il teatro Bellini di Napoli. Un’esperienza bellissima: in alcuni momenti sono loro ad insegnare a noi, è uno scambio reciproco!

Ho la necessità di ricominciare a scrivere spettacoli. Ho un libro nel cassetto a cui dare vita.

Tempo fa ho collaborato con Nastassia Calia, Gabriella Italiano e Alice Protto. Insieme abbiamo realizzato uno spettacolo meraviglioso contro la prostituzione, che ci ha reso praticamente sorelle. Collaborare di nuovo con loro sarebbe magnifico. Creare una realtà mia è il mio target.

 

 

Il nostro giretto all’Inferno è terminato. Mentre ci avviamo sulla strada del ritorno, la osservo. “Hai notato che non ho comprato nulla, è vero? Non era quello il mio scopo. Avevo solo bisogno di calore umano, di osservare le persone …”

Martina Galletta ha un’anima ricca di contraddizioni, ma vitale. Alla continua ricerca di ciò che la vita le può regalare …

Intervista a cura di Christian Coduto

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