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L'arte ci rende immortali

Novecento di Alessandro Baricco

Quando si è di fronte a un monologo si ha sempre il timore di annoiarsi, ebbene la rubrica Viaggi di Carta propone un’opera bellissima di Alessandro Baricco che sicuramente non vi deluderà.
Novecento, infatti, è un monologo teatrale pubblicato nel 1994 con un libricino breve ma dal contenuto di gran spessore.

Il narratore è un trombettista che viene assunto sulla nave Virginian dove incontra Danny Boodman T.D. Lemon Novecento di cui diviene caro e intimo amico. Novecento suona il piano e si distingue per il suo grande talento tanto che il pianista di fama mondiale Jelly Roll Morton, venuto a sapere della sua esistenza, s’imbarcò sul Virginian proprio per sfidarlo dovendo poi ammetterne l’evidente superiorità.
La storia di Novecento però è molto più complessa e particolare. Ventisette anni prima il protagonista fu ritrovato appena nato sul piano della prima classe del piroscafo Virginian dal marinaio di colore Danny Boodman, che decise di crescerlo come un figlio. Novecento inizia a suonare il piano dopo la morte di Danny e non smetterà per il resto della sua vita. Una vita dedicata però non solo alla musica ma anche “sacrificata” a bordo del piroscafo da cui Novecento non riuscirà mai a scendere ma non senza tentativo. Fondamentale infatti fu l’incontro con un contadino imbarcato sul Virginian, un uomo che non aveva mai visto prima il mare e che ne resta impietrito ed estasiato insieme. Novecento decide di fare l’esperienza opposta e, avendo vissuto da sempre su quella nave, tenta di scendere a New York. Tuttavia, ad appena tre scalini deve tornare indietro avvertendo un vero e proprio rifiuto per la terraferma.
Il protagonista è davvero spaventato dalla grandezza del mondo, ciò mostra il suo vero rinunciare a creare legami e appartenenze essendo figlio di nessuno se non dell’oceano. La musica è per Novecento la linfa vitale che gli permette di poter sentirsi libero, con le sue note è capace di riprodurre atmosfere lontane, luoghi e visioni diverse pur non avendole vissute personalmente. Sono le persone che arrivano e lasciano ogni giorno il Virginian a proporgli attraverso racconti e ricordi dei propri viaggi un immenso repertorio che trasforma in musica attraverso i tasti bianchi e neri donando esperienze mistiche a chi lo ascolta.
Il narratore rende esplicitamente questa paradossale capacità di Novecento e porta con sé la ricchezza degli anni vissuti al suo fianco sulla nave anche quando decide di scendere definitivamente dal Virginian per poter inventare una nuova vita sulla terraferma. Tuttavia i destini dei due musicisti tornano ad incontrarsi quando attraverso una lettera di Neil O’Connor il trombettista viene informato dell’imminente abbattimento della nave a causa della guerra e del fatto che Novecento rifiuta di lasciare l’imbarcazione.
Il vecchio amico cercherà di convincerlo a cambiare idea e a lasciarsi il Virginian alle spalle proprio come ha fatto lui anni prima. Tuttavia la scelta di Novecento sarà tragica, non riuscirà a vincere i propri demoni e ad abbandonare quello che fino ad allora è stato il suo unico mondo.

Novecento è la storia di un uomo solo, un figlio di nessuno che trova nei confini di un piroscafo il proprio posto. La paura del cambiamento e dell’amore non verrà mai vinta tanto di decidere di restare sull’imbarcazione nonostante questo significasse sacrificare totalmente la propria esistenza anziché provare ad affrontare l’immensità di opportunità e conoscenze che offre la terraferma.
Sembra che sia affetto ciò una frenetica fobia della libertà intesa però solo come quella fisica perché Novecento si sente a tutti gli effetti un uomo libero solo nella sua dimensione. La musica è parte fondamentale di questa dimensione, Novecento la sceglie come unica compagnia di vita, via di evasione e vero strumento di salvezza per l’anima.
Dall’opera hanno tratto ispirazione Giuseppe Tornatore che l’ha portata sullo schermo con il capolavoro La leggenda del pianista sull’oceano e Eduardo Bennato con la bellissima canzone Sempre in viaggio sul mare.
Che dire, non vi resta che alzare il volume e lasciarvi ispirare dalla emozionante storia del più grande pianista che visse sull’oceano.

“Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.

Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c’entra la pazzia. È genio, quello. È geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito.

Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto.”

Anella Sepe

 

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