Cartellino Felice di Crescenzo Invigorito

Se si potesse fare una statistica dei desideri più espressi o delle grazie più richieste, in Italia sicuramente non potremmo avere soprese: sul podio più alto ci sarebbe il tanto ambito “posto fisso”.
Eppure, paradossalmente, accade sempre più spesso che proprio i lavoratori più fortunati, con tanto di contratto a tempo indeterminato (chissà se mai ne vedremo uno), vengano smascherati nel tipico gesto del timbrare il cartellino per poi trascorrere le ore di lavoro ben lontani dalle proprie mansioni.
Ecco, Cartellino Felice è una guida  bella e pronta all’assenteismo ma non di quel tipo a cui tutti noi siamo abituati a sentire, ma un assenteismo che fa bene all’anima… oltre che legale!
Crescenzo Invigorito è un operaio napoletano con l’hobby della scrittura che usa come antidoto all’asettico mondo di un collaudatore di treni. E’ proprio in questo ambiente che nasce la necessità di Invigorito di trovare la possibilità per evadere, allontanarsi con la mente dal posto di lavoro per rendere meno estenuante e più interessante la routine.
Le soluzioni dell’autore  sono alla portata di tutti: musica, letteratura, arte. Dobbiamo predicare la bellezza e ricercarla in ognuno di noi, solo così potremmo essere salvati. Le proposte in realtà non sono così astratte come possono a primo impatto apparire in quanto lo scrittore offre possibilità tangibili come la filodiffusione nei luoghi di lavoro e la possibilità di stare di più all’aria aperta durante le pause. Poiché è davvero improbabile che ciò accada, l’autore ci induce a ricreare questa condizione positiva, cioè un’atmosfera di festa dentro di noi.
Cartellino Felice può essere considerato un libretto filosofico. Sono tantissimi gli spunti da cui si parte e parliamo di nomi del calibro di Sartre, Cartesio e Gabriel Marcel. Del resto la stessa filosofia è indicata come altre via di fuga, altro modo di assentarsi, perché permette di scavare affondo nell’animo umano fino ad analizzarne le più minime sfaccettature. E’ dal complesso ed ecclettico studio dei grandi pensatori di un tempo che il libro forgia l’immagine di un uomo ormai perso nel caotico mondo del capitalismo sfrenato.
L’unico scopo che abbiamo è quello di soddisfare le nostre manie di possesso finendo per non essere mai davvero felici perché assuefatti dall’immediato acquisto per poi esserne subito stanchi e attratti da qualcos’altro di più costoso, più venduto e sicuramente più inutile.
Crescenzo Invigorito è sicuramente un uomo semplice ma che è riuscito a trarre dalle esperienze di tutti i giorni motivi di spunto e riflessione. Con la sua scrittura ci invita a fare altrettanto e ad accettare l’idea di aver bisogno di assaporare tutto e a suo tempo. Cartellino Felice pone il lettore nella scomoda posizione di chi deve effettivamente guardarsi intorno mettendosi in discussione e tirare le somme della propria esistenza. Ci riconosceremo uomini fallibili in quanti uomini e sicuramente torturati dalla smania di eccellere e di apparire.
Cartellino Felice ci convince a rallentare, a scoprirci e reinventarci… ad assentarsi per ritrovare finalmente la bellezza della nostra esistenza, anche solo con una semplice risata.

“Ridete spesso? Ridere è il cardine, è il portone per l’evasione. Ridere per assentarsi! Anche per le cose più futili si possono accendere grandi incendi di risate. Le barzellette non fanno più effetto ed i migliori fra i clown seri sono morti. Tutti noi dovremmo diventare clown di noi stessi. Anche con una smorfia si può far ridere. Mi è capitato di ridere ai funerali, mi hanno guardato storto, mi ero dimenticato del luogo e del perché mi trovavo lì. Come mi dimentico del motivo per cui mi trovo dentro al mio capannone. In chiesa mi hanno cazziato, ma non possono farlo al lavoro, a meno che non rida in faccia ad un superiore per qualcosa di serio (buona questa!). Al funerale ho risposto che se erano così addolorati, perché non si suicidavano tutti facendo compagnia al morto? Ma voi non dovete arrivare a tutto questo, perché stiamo solamente a lavoro e non a un funerale!”

Nella Sepe

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