ESCLUSIVA – Barbara Rossi Prudente “Non bisogna essere necessariamente amici, familiari o amanti per condividere la verità di un incontro”.

In un ambiente misogino come quello del cinema, i nomi delle registe che contano sono (purtroppo) pochi: le americane Kathryn Bigelow e Susan Seidelman, la tedesca Doris Dorrie e la danese Susanne Bier, giusto per citarne alcune. Ma … in Italia? Le ottime Francesca Archibugi, Cinzia Th Torrini, e le sorelle Cristina e Francesca Comencini. Caserta, più decentrata, meno cinematografica, ma assai viva da un punto di vista culturale, può contare su Barbara Rossi Prudente: sceneggiatrice di progetti televisivi di grande successo e regista di documentari e lungometraggi che vanno al di là del racconto fine a se stesso; Barbara è una che indaga, che va a fondo nelle emozioni. Potrebbe vincere facile facile, con una commediola commerciale. Ma non sono queste le sue regole, i suoi scopi. Scava, scopre. Anche se, il tutto, può essere doloroso.

Incontro Barbara Rossi Prudente in una libreria al centro della città: mi appare fine, molto distinta. La prima volta che ci incontrammo la trovai quasi imponente. Lo stato di leggero imbarazzo, però, passò subito in secondo piano dopo aver sentito la sua voce, molto dolce, materna. E dopo aver visto un sorriso accogliente, circondato da una massa indefinita di capelli.

L’occasione del nostro incontro è l’evento del 7 dicembre, al Duel Village, per la presentazione di “Room 431”, il suo nuovo progetto. Parla con molta vivacità, mentre ricerca titoli tra uno scaffale e l’altro.

La prima domanda nasce spontanea: chi è Barbara Rossi Prudente?

Altrettanto spontaneamente ti rispondo dicendoti che non saprei da che parte iniziare (ride).

Allora (tornando immediatamente seria) Barbara Rossi Prudente è una che, quando la sveglia suona puntuale al mattino, puntualmente la spegne. “Dormire, forse sognare” … è lo stato di confusione in cui galleggerebbe per giornate intere.

 

Sei l’autrice degli script di sceneggiati di grande successo come “Elisa di Rivombrosa”, “Carabinieri” e “Io e mamma”. Com’è scrivere per gli altri? Intendo: realizzare una sceneggiatura ti porta, inevitabilmente, ad identificarti e ad identificare i personaggi che stai costruendo. Però manca il passo successivo: quello della regia. Dopo aver visto i progetti prendere vita, sei mai stata “delusa” da alcune scelte registiche?

Stiamo parlando di un tipo di lavoro che, per me, è stato un vero e proprio laboratorio: ho lavorato per tanti anni per una committenza importante sia da un punto di vista della visibilità sia per ciò che riguarda i nomi coinvolti nei diversi progetti. Un lavoro continuativo, condiviso con colleghi di grande esperienza. Una gran bella famiglia.

Sai, non ho mai risentito del fatto di essermi dedicata alla sceneggiatura e non alla regia in quelle occasioni. Sono sempre riuscita a separare le cose scritte per commissione rispetto ai miei progetti. Non a caso, ho fondato la mia casa di distribuzione, la 19.11, proprio per essere indipendente per fare le cose che ritengo più vicine a me.

Per questo motivo, ho rispettato ed apprezzato le scelte dei miei colleghi nel momento in cui hanno dato forma alle sceneggiature che avevo scritto io.

 

 

In una sola parola: pratica. E’ molto sicura di sé o, almeno, questa è l’impressione che dà.

 

Un esordio cinematografico forte, vibrante con il film “Esterno sera” in cui affronti il tema assai delicato dell’incesto …

Molto probabilmente, “Esterno sera” è il lavoro a cui sono più affezionata in assoluto. L’ho portato a compimento con una grandissima forza di volontà.

Ridurre il film al solo tema dell’incesto è limitativo. E’ un’opera sull’amore. E’ un lavoro fatto di sfumature, sentimenti … si basa sull’imprevedibilità degli incontri, gli incroci dei destini, indipendentemente dalla nostra volontà. L’ho girato così come avrei voluto girarlo originariamente. Non è una pellicola semplice, ma ha ricevuto dei feedback molto positivi. A distanza di tempo, continuo a dirlo: avrebbe meritato una strada distributiva più ampia.

 

Sono d’accordo con lei: raramente, nel cinema attuale, un cineasta era riuscito a dare vita a colori ed emozioni in una maniera così toccante. Ma, si sa, il pubblico vive di pop … o è la commercialità ad esserci imposta?

Vivi a Caserta, una città molto ricca culturalmente, ma di certo meno “spettacolare” rispetto a Roma e Milano. Quali sono i pregi dello scrivere lontana dalle grandi metropoli? Molti dei tuoi progetti esaminano temi delicati: la prostituzione infantile, l’emergenza rifiuti …

Nessuno. L’unico è quello legato al tempo della scrittura: nelle metropoli c’è molto traffico, le metropoli sono caotiche. In una città di provincia torni prima a casa (sorride).

Con il termine spettacolare, credo tu faccia riferimento al fatto che nelle città come Roma ci sia più offerta, una maggiore proposta culturale. Tutto ciò è evidente: questa evidenza si manifesta nel fatto che, in città come quelle, sia più facile incontrare colleghi, con i quali scambiare informazioni più tecniche, più vicine al lavoro che svolgiamo.

Da un punto di vista professionale, hai più opportunità, ma in una provincia gli incontri sono più proficui, intensi. Caserta è la terra di tante eccellenze, di menti fervide.

Per i temi che affronto … sono tematiche che non partorisce la provincia: hanno un raggio più esteso, universale … interessano sia la provincia sia le metropoli.

 

Il tuo ultimo film è “Room 431”, ti va di parlarcene?

Allora (ci pensa su un attimo) il punto di partenza del progetto è questo: 50 Sconosciuti si presentano ad un appuntamento al buio in una camera d’albergo dove, divisi in coppie (un uomo e una donna, due donne, due uomini), condividono per alcune ore la propria vita e le loro storie con una persona di cui non hanno mai sentito parlare, né hanno mai incontrato prima.

Raccontando e raccontandosi, gli sconosciuti dimostrano che non bisogna essere necessariamente amici, familiari o amanti per condividere la verità di un incontro.

La location è la camera 431 di un noto albergo tra Caserta e Napoli.

Accanto agli sconosciuti, Renato Carpentieri: è lui la voce dell’albergo, che lega i vari incontri.

 

 

La “presenza” di Carpentieri (virgolette d’obbligo, in quanto l’attore dona al film la sola voce) è da brividi: accoglie gli spettatori e gli avventori dell’albergo, i protagonisti della vicenda, con la classe che si addice ad un maestro. Le coppie coinvolte sono veraci, oneste, trasparenti. Raccontano senza inibizioni i lati più nascosti delle loro anime, i loro cassetti segreti. Il film è un piccolo gioiellino, fatto di dialoghi e sguardi serrati. Sullo schermo qualcuno di loro si commuove e lo stesso accade in sala. Si instaura una forte carica empatica, che non si dimentica tanto facilmente.

 

 

La scelta di creare un esperimento sociale, affidandoti ad alcuni non professionisti del settore, è stata rischiosa, ma riuscitissima. Il montaggio dona ritmo, è incalzante. Le storie raccontate sono emozionanti. C’è di sicuro un lungo lavoro dietro le quinte. Quanto tempo ha richiesto la preparazione del progetto?

Certo, assolutamente rischioso. Ma, se non avessi operato così, l’esperimento non avrebbe avuto alcun senso! Era necessario che le persone coinvolte non fossero degli attori, che non sapessero che cosa sarebbe successo e che non si conoscessero il compagno o la compagna di questa esperienza.

Avevamo a disposizione oltre venti ore di girato, il montaggio è stato piuttosto lungo. La durata complessiva è poco meno di un’ora. Come tutti i miei lavori, anche “Camera 431” ha avuto una gestazione lunghissima. A questo punto, credo che il problema sia il mio: non riesco proprio a fare le cose in tempi ridotti (ride). Le cose mi piace viverle, digerirle, non chiuderle così, frettolosamente.

Spesso, apro e richiudo le stesse scene più e più volte. Il mio montatore, Duccio Ventriglia, è una persona con la quale collaboro da tanto tempo … è un vero e proprio pilastro a livello della fase creativa. Siamo complementari: io sono emotiva, lui è più razionale. Questo permette di bilanciare il risultato finale. Siamo entrambi molto esigenti, questo spiega il perché dei tempi lunghi di realizzazione (scoppia a ridere).

 

Domanda multipla: ultimo film visto al cinema, ultimo libro letto, ultimo spettacolo teatrale al quale hai assistito.

“Nico” di Susanna Nicchiarelli. Il libro è “Storie della Buonanotte per bambine ribelli” che ho letto con mia figlia Lucrezia. Lo spettacolo teatrale è “di un Ulisse, di una Penelope” di Marilena Lucente per la regia di Roberto Solofria.

 

 

Cosa dobbiamo attenderci da Barbara Rossi Prudente nell’immediato futuro?

Che cucini tutti i giorni il pranzo per la figlia che rientra da scuola.

 

Ed ora … Marzullo time: Barbara Rossi Prudente fatti una domanda e datti una risposta

Mi sembra di avere sempre e solo domande … come, per esempio “L’hai letto questo? E’ meraviglioso!”

Mi porge una copia di “Le ore” di Michael Cunningham.

Non so perché, ma la sua scelta non mi sorprende … le tre anime protagoniste di quello strepitoso romanzo, apparentemente distanti, ma collegate in realtà nel tempo e nelle emozioni, hanno tanto in comune con gli universi di Barbara Rossi Prudente: profondi e, in apparenza, irraggiungibili, ma che nascondono una chiave per aprirli … ci vuole solo un po’ di sensibilità in più per trovarla.

 

Intervista a cura di Christian Coduto

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