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L'arte ci rende immortali

Mille Splendidi Soli di Hosseini

È fine settembre quando una notizia ripotata dal tg mi turba: finalmente nel 2017 in Arabia Esaudita alle donne è permesso guidare.
Essere donna, evidentemente, in molte parti del mondo è ancora una “disgrazia” e di questa profonda differenza spesso non abbiamo consapevolezza. Si tratta di piccole fondamentali libertà che ormai diamo per scontato in questa società che tanto ci ha riconosciuto ma che ancora tanto ci toglie come purtroppo dimostrano i troppi casi di violenze e abusi.
Ricordai in quel momento una frase che lessi tempo fa in un bellissimo libro dello scrittore afghano Hosseini:

“Imparalo adesso e imparalo bene, figlia mia. Come l’ago della bussola segna il nord, così il dito accusatore dell’uomo trova sempre una donna cui dare la colpa.”

Mille splendidi soli è una finestra che apre in un Paese, quello afgano, devastato dalla guerra e dalla misoginia. Non a caso la storia trova protagoniste Mariam e Laila il cui destino si intreccia in una trama drammatica.
Mariam, giovane figlia illegittima di un ricco uomo di Herat e della sua serva, viene data in sposa a Rashid, anziano vedovo. Laila, invece, è una bambina istruita grazie alla sua moderna famiglia di Kabul e vive una romantica amicizia con Tariq. Quando quest’ultimo parte per fuggire dalla guerra, la casa di Laila è colpita da un bombardamento. Mariam e Rashid riescono a salvare solo la giovane ragazza che accetterà, avendo scoperto di essere incinta di Tariq, la proposta di matrimonio dell’uomo che vuole quel figlio che Mariam non è riuscita a dargli.

Hosseini ci racconta di una realtà totalmente diversa da quella a cui siamo abituati, le bambine dell’Afghanistan hanno un destino segnato dalla volontà dei loro padri, destinate di solito a sposare uomini più grandi e a subire vere e proprie violenze fisiche. Una volta adulte, però, la situazione non migliora: costrette al burqua e a non avere nessun tipo di libertà personale, il loro compito è solo quello di soddisfare il marito e mettere al mondo i “suoi” figli.
Mariam e Laila appartengono a generazioni e culture totalmente diverse.
La prima cresce negli anni 70’ con la monarchia,  vive con la madre in piena povertà e nell’illusione di un padre amorevole. La realtà però confermerà le dure parole della madre Nana: non solo è una donna e per questo vittima del dito accusatore dell’uomo, ma per di più è una “harami”, cioè una bastarda. Anche da sposata Mariam vivrà questo senso di inadeguatezza poiché incapace di dare un erede a suo marito che sfogherà su di lei la sua insoddisfazione trasformandosi in un uomo violento.
Laila invece conosce la tremenda guerra di fine 900 ma per fortuna ha una buona educazione grazie a suo padre, un professore che credeva nella cultura e nel ruolo della donna afghana nell’evoluzione del Paese. Laila conosce l’amore e la libertà ma tutto salterà in aria con quella bomba, insieme ai sogni e alla speranza.
L’ epilogo è scioccante, la forze di queste due donne apparentemente rivali e opposte le porterà a ribellarsi con coraggio andando incontro a destini totalmente diversi.
Hosseini riesce a far scuotere le corde dei sentimenti più profondi, si è infatti trasportati da una inconfondibile rabbia e impotenza, spesso invece da un naturale senso di ammirazione oppure dalla costante speranza di una svolta, di un lieto fine.
Un lieto fine a cui siamo abituati però non ci sarà, o almeno non del tutto. Penso che sia proprio questo a rendere il romanzo tangibile perché sono pagine impregnate di verità con tutte le sue implicazioni. Se dovessi trovare una parola chiave questa sarebbe SACRIFICIO.  Queste donne sono pronte a donare la propria vita per la libertà, per i propri figli, per amore… e finché ci sarà ancora un solo sole a splendere, ci sarà per noi donne ancora una speranza.

Non si possono contare le lune che brillano sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri.”

Nella Sepe

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