Parole fantastiche e dove trovarle: i vocaboli intraducibili

Le parole sono importanti!, urlava Nanni Moretti a bordo piscina ad un’avvilita Mariella Valentini nel film Palombella Rossa. E c’è da essere d’accordo. Le parole sono tutto quello che abbiamo per dare senso alle centinaia di migliaia di informazioni fisiche e psichiche con cui il mondo che abitiamo ci bombarda ogni giorno. Le parole permettono di spiegarci l’un l’altro cosa ha per noi importanza e perché. Possono spezzarci il cuore, solleticare il nostro ingegno, illuminare la nostra anima. Possono ispirare intere rivoluzioni: cosa sarebbe stato il movimento per i diritti civili in America, senza il celeberrimo I have a dream…?

Le parole formano e cambiano il nostro modo di pensare, di vivere. Ed anche quando ci ritroviamo di fronte sensazioni così evanescenti ed imprecise da pensare non ci possano essere parole per descriverle, spesso ci sbagliamo, confinandoci nell’ambito di quei simboli e significati che comprendiamo e condividiamo: la nostra propria lingua. Ma il linguaggio è un organismo vitale di cui parte essenziale è la creatività: difatti, uno dei modi migliori per allargare il nostro orizzonte di senso è inventare vocaboli nuovi. David Foster Wallace raccontava di come sua madre gli avesse tramandato il suo amore per la grammatica e le parole, un amore tanto grande da portarla ad inventare nuovi termini per oggetti o sentimenti che non ne avevano: Gribbles voleva indicare quei granellini di sabbia che restano attaccati ai piedi e la mattina si ritrovano tra le lenzuola, mentre Twanger stava per tutte quelle cose e persone di cui non si riesce momentaneamente a ricordare il nome, e Fantods, infine, inventò una definizione per uno stato di profonda paura e angoscia. Wallace utilizzò tutt e tre le parole all’interno dei suoi romanzi, perché anche se le parole sono solo suoni, il senso che nascondono ci cresce addosso come una pelle, e con quella pelle sentiamo il mondo.

Le parole della madre di Wallace sono finite nei suoi romanzi, ma quelle inventate da John Koenig nel suo Dictionary of Obscure Sorrows sono addirittura finite nel vocabolario comune inglese. I suoi neologismi ormai accettati ed ampiamente usati raccontano di emozioni oscure ed imprecise, ma forti: Sonder, ad esempio, indica l’improvvisa realizzazione del fatto che ognuno di noi sia portatore di una sua complessa storia personale, ed Opia si traduce come “l’ambigua intensità del contatto visivo”.

Oltre a questo impressionante compendio di fantasia e creatività squisitamente moderno, esistono in linguaggi vecchi e nuovi parole che vengono considerate intraducibili in altre lingue, ma che recano tra le loro lettere significati a cui forse chiunque di noi ha tentato una volta o l’altra di dare un nome.

Eccone alcune:

  • Cafunè portoghese – L’arte di far correre le dita tra i capelli della persona amata.

  • Fernweh tedesco – Sentimento di nostalgia per luoghi mai visitati.

  • Tsundoku giapponese – L’atto di accumulare pile di libri senza leggerli.

  • L’esprit de l’escalier francese – La sensazione di aver trovato la risposta perfetta e brillante per concludere una discussione, ma a discussione già conclusa.

  • Cryptoscopophilia inglese – L’urgenza di guardare attraverso le finestre delle case, mentre vi passiamo accanto.

  • Saeglopur islandese – La sensazione di essere persi in alto mare.

  • Petrichor inglese – Il profumo di terra bagnata dopo un temporale.

  • Wanderlust tedesco – Il desiderio ardente dell’ignoto, del viaggio.

  • Iktsuarpok inuit – La frustrazione dell’attendere qualcuno che non arriverà.

  • Ilunga tschiluba – Una persona capace di perdonare qualunque abuso la prima volta, tollerarlo una seconda ma mai una terza.

  • Won koreano – La riluttanza che si prova nel dover abbandonare un’illusione.

  • Luchtkasteel olandese – Costruire castelli in aria.

  • Mangata svedese – Il riflesso della luna sull’acqua.

  • Saudade portoghese – Un vago ma costante desiderio per qualcosa che non è più o non può più essere.

  • Apodyopsis greco – Svestire mentalmente qualcuno.

  • Retrouvailles francese – Il sentimento di felicità nel ritrovare qualcuno che non si vedeva da tempo.

  • Cwtch gallese – Un abbraccio così caldo e amorevole da dare la sensazione di essere a casa.

  • Anaxiphilia inglese – L’atto di amare chi non ci ama.

  • Redamancy inglese – L’atto di amare chi ci ama.

  • Mamihlapinatapei yagan – Uno sguardo breve ma significativo tra due persone che provano attrazione l’una per l’altra ma sono riluttanti a fare il primo passo.

  • Plimpplampplettere olandese – Far rimbalzare pietre sull’acqua.

E infine…

  • Wonderwall inglese – Una persona dalla quale siamo ossessionati, a cui pensiamo continuamente.

Marzia Figliolia

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