Ligabue, certe notti a San Siro… vent’anni dopo

Ligabue, certe notti a San Siro… vent’anni dopo

Siamo qui. Già vent’anni, dalla prima di Ligabue a San Siro, e siamo qui.

Ligabue San Siro bigliettiE la prima volta in uno stadio non avrebbe potuto avere scenario migliore della Scala del calcio. La casa della sua squadra del cuore, certo, ma da vent’anni, ormai, è anche, a tutti gli effetti, la sua casa, insieme a Campovolo.

A vent’anni di distanza da quella notte, noi di MentiSommerse.it abbiamo deciso di fare un tuffo nel passato, provando a raccontarvi uno dei concerti che hanno fatto la storia della musica rock italiana. E, per farlo, abbiamo contattato in esclusiva Antonio Righetti, Robby Pellati, Federico Poggipollini e Mel Previte, i musicisti che, quella sera erano sul palco con Luciano.

“Una cosa che ho sempre detto ai miei figli è: ‘vi auguro di provare almeno un quarto di quella sensazione lì’ — racconta il batterista Robby Pellati —. Abbiamo provato emozioni uniche, che rimarranno tali. Avevo 29 anni, siamo passati da una situazione live di un club a essere sbalzati in uno stadio, che tra l’altro non avevo mai visto non essendo appassionato di sport. Facevo fatica a trattenere le lacrime, i primi due tre pezzi li ho fatti con le lacrime che si trattenevano a stento”

IL SUCCESSO DI BUON COMPLEANNO ELVIS, LIGABUE DIVENTA RE MIDA

Facciamo però un passo indietro: “Buon compleanno, Elvis!” è un album che segna una svolta nella carriera di Luciano. Il rapporto con i Clan Destino si è chiuso, probabilmente non nel migliore dei modi, e Ligabue sembra esprimersi con un linguaggio nuovo.

A fondare la nuova band è Antonio Righetti, in arte Rigo, che per la prima volta ha suonato con Ligabue ad Essen nel 1993, vista l’indisponibilità di Luciano Ghezzi. A raggiungerlo sono Mel Previte e Robby Pellati, con cui ha condiviso l’esperienza dei Rockin Chairs, e Federico Poggipollini, proveniente dai Litfiba. L’entusiasmo che accompagna sia i giorni in studio sia quelli in tour è alle stelle.

Un periodo ovviamente molto bello ed emozionante – confessa Mel Previte —, da lì partiva un’avventura durata 15 anni. Era, per me, il primo tour “importante” e cercavo di godere al massimo di quella esperienza. In tutto ciò, l’atteggiamento di Luciano fu molto d’aiuto e di conforto: non c’è mai stata un’attenzione morbosa ai particolari tecnici, ma al divertimento e all’emozione che la band poteva vivere e trasmettere al pubblico. Ricordo la frase che precedette il primo show di Parma: “Ragazzi, freghiamocene della precisione e degli errori e cerchiamo di divertirci!”. Detto questo, facemmo poi un sacco di concerti belli e ben suonati e sono sicuro che il pubblico capì (almeno a livello irrazionale) che non eravamo dei turnisti che “timbravano il cartellino”, ma una band che sul palco si giocava tutto”.

Prosegue Robby Pellati: “Era un periodo di totale euforia. Dentro di me menzionavo spesso Domenico Modugno: ‘penso che un sogno così non ritorni mai più’. Uscito l’album, che era un album di transizione per Luciano, dopo la separazione coi Clan Destino, noi musicisti perfetti sconosciuti, era un’incognita totale. Esce il disco, che vende un milione e mezzo di copie, poi nel ‘95 facemmo le date nei palasport, tutte sold out. Una cosa tirava l’altra, era un periodo in cui Luciano era un Re Mida: tutto ciò che toccava diventava oro”.

L’INTUIZIONE DI MAIOLI

Ad avere l’intuizione di portare Ligabue per la prima volta nei grandi stadi d’Italia è Claudio Maioli, tornato al fianco di Luciano dopo un periodo di separazione. I risultati del tour precedente hanno superato ogni aspettativa: dalla prima a Parma, nel novembre del 1995, fino alla conclusione al Mediolanum Forum di Milano, è una serie infinita di concerti, che presentano però una costante: tutto esaurito. Il Liga inizialmente è scettico, ma a vincere è la voglia di misurarsi con qualcosa di nuovo. È fatta, prende vita la mini tournée “Il Bar Mario è aperto”. Il debutto? A San Siro, ovviamente. La scala del calcio, che al momento giusto sa trasformarsi in un autentico tempio musicale, basti pensare ai leggendari concerti di Bruce Springsteen, Bob Marley e Michael Jackson.

L’AVVICINAMENTO

“San Siro era il luogo dove avevo visto il tour di “Born in the Usa” di Bruce Springsteen con la E Street Band, il 21 giugno 1985, e così, per darvi un piccolo pettegolezzo, poco prima di iniziare quel concerto, avevo organizzato una specie di rituale modello training autogeno che comprendeva l’ascolto di Bruce e della sua “Born To Run”, non da un cd o altro, aver una cassetta… robe d’altri tempi”, racconta Antonio Righetti.

E se Rigo si è affidato al rock, Robby ha preferito la musica classica: “Io sono un po’ amante della musica classica e della lirica, e non vi nascondo che ascoltavo dei preludi della Traviata, romanze dalla Bohème, è un modo mio di concentrazione”.

Per fortuna non ho mai avuto il terrore del palcoscenico, anzi, lì sopra sto bene e dimentico anche i piccoli grandi problemi di tutti i giorni. In più, nella band ci sono sempre stati i miei compagni di sempre Rigo e Robby: con loro abbiamo condiviso ogni tipo di esperienza musicale e anche un grande stadio era l’opportunità per rafforzare questa fratellanza. Per il primo San Siro non feci allenamenti o riti particolari: ricordo che giravo in ciabatte per i camerini, ogni tanto uscivo per godermi il colpo d’occhio dello stadio, magari sperando di vedere in mezzo alla folla qualche viso amico da potere salutare”, è così che Mel Previte ricorda gli attimi immediatamente precedenti al concerto.

LIGABUE A SAN SIRO – IL CONCERTO

Ho un ricordo meraviglioso, perché, per quanto possa sembrare strano, siamo andati lì suonando due chitarre – tre in certi momenti con Luciano – basso e batteria, senza l’uso di nessuna base, di nessun click, abbiamo portato a termine un concerto di quasi tre ore facendo un passo quasi inconsapevole di essere un palco così. Però è stata un’emozione e una botta di energia, per noi e per quelli che ci vedevano, credo unica”, racconta Capitan Fede Poggipollini (clicca qui per leggere l’intervista rilasciata qualche settimana fa).

La scaletta è di quelle che farebbero venire i brividi anche ora, a vent’anni di distanza dal concerto. Da “Buon compleanno, Elvis!” e tutti i migliori brani dell’ultima fatica in studio del Liga (a cui si aggiungono “Tra palco e realtà” e “Il giorno di dolore che uno ha”, contenute nell’album “Su e giù da un palco”) si arriva fino ai primissimi successi come “Balliamo sul mondo”, “Marlon Brando è sempre lui”, “Bar Mario” e, ovviamente, “Sogni di rock ‘n’roll”.

E guai a chi ci sveglia. Il tutto rigorosamente accompagnato da una serie di effetti speciali: si parte dagli occhialini di carta lanciati da un elicottero durante la prima canzone in scaletta, “per guardare meglio in faccia la realtà”, per giungere alle scenografie che accompagnano “Seduti in riva al fosso” e “Bar Mario”, che per qualche momento da luogo interiore si trasforma in un vero e proprio bar, con Maioli a farla da padrone di casa; fino al mago Walter, che compare in carne ed ossa durante l’esecuzione del brano tratto da “Sopravvissuti e sopravviventi”. (clicca qui per la scaletta intera)

Il boato che accoglie Luciano e la Banda è incredibile, capace di togliere il fiato.

A dare l’avvio, ovviamente è Pellati, che racconta: “Lo start. Il primo pezzo. Essendo batterista, sei tu che dirigi la band. Quando ti trovi davanti più di settantamila persone e devi dare lo start, beh… credimi, ti senti un po’ Giulio Cesare lì sopra. Un’emozione che ti fa star bene”.

Arriva il momento di Rigo: “Del concerto conservo alcuni flash, l’interezza dell’esperienza vissuta è dentro di me, da qualche parte. Credo, in ogni caso, che la botta di uscire su quel palco ed essere accolti, grazie alla musica di Luciano, con un boato si sia diluita dopo tre o quattro canzoni. Credo di non aver respirato per buona metà del primo pezzo! Comunque c’è un grande orgoglio nel pensare di aver affrontato uno show di quel tipo lì, con una produzione così importante e una macchina organizzativa così complessa, in quattro: basso batteria e due chitarre. Credo si possa dire tutto, ma rimane un concerto pienamente e totalmente rock”, per poi proseguire: “La cosa che ricordo molto bene è il senso di brotherhood, non so come meglio definirlo, che mi lega e lo farà per sempre, a Robby Pellati, Mel Previte, Federico Poggipollini e Luciano Ligabue, lì sopra c’eravamo noi e noi l’abbiamo fatto!”

ROCKING CHAIRS: DAI CLUB A SAN SIRO

Una serata indimenticabile, che per Rigo, Mel e Robby ha anche un sapore ancor più particolare: i tre, infatti, hanno condiviso una lunghissima esperienza tra le fila dei Rockin Chairs. “Io, Mel e Rigo suonavamo insieme già dal 1985, erano dodici anni che suonavano insieme. Credo che sia il coronare il sogno di portare in uno stadio la tua musica. Apro una parentesi: mi sono sempre ritenuto prima fan di Luciano e poi musicista, perché Luciano ha sempre scritto cose in cui mi sono rispecchiato. Per me ha una scrittura bellissima: quando lui canta i pezzi, io davanti ho il film. Quindi, salire sul palco, quella sera li, con Mel e Rigo, è stata la realizzazione di un sogno: siamo riusciti ad arrivare nell’Olimpo della musica italiana, il mitico San Siro dove dodici anni prima aveva suonato uno “sconosciuto” di nome Bruce Springsteen. Lascio pensare a voi l’adrenalina”, ricorda Robby Pellati.

TRA PALCO E REALTÀ… CON MEL PREVITE

“Se ci penso ora, non riesco a capire come posso esserci riuscito! Diciamo che per un lungo periodo ho lavorato part-time e questo aiutò un po’ la gestione di prove e registrazioni. Per il resto, ho dormito poco e ho fatto della musica la mia ragione di vita: niente ferie tradizionali, le mie ferie erano i tour! A volte sentivo dire alla fine di un giro di concerti “Ah… adesso ci vuole proprio una bella vacanza!”. Beh… io tornavo a lavorare, altro che vacanze!”

Certe notti son notti, o le regaliamo a voi. Tanto Mario riapre, prima o poi.

*UPDATE 2019 – Ligabue, per il suo Start Tour, farà tappa a San Siro il 28 giugno, a ventidue anni esatti dalla prima nello stadio milanese. Clicca qui per leggere la recensione dell’ultimo album del rocker di Correggio.*

A Fede, Rigo, Robby e Mel va un sentito ringraziamento da parte di tutta la redazione di MentiSommerse.

Corrado Parlati

Corrado Parlati

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