Viaggiando con Antonio – Diario di un cantautore: Credo sia bello raccontarsi, dirsi tutto senza nascondersi nulla…

Cari viaggiatori…

Credo sia bello raccontarsi, dirsi tutto senza nascondersi nulla, essere sinceri, senza veli, soprattutto con chi stai condividendo un viaggio. All’indomani di un Sanremo speciale per me, in cui a trionfare è stata una persona altrettanto speciale, un amico, un fratello, il mio eroe, non posso nascondervi il fatto che in questi giorni ho guardato il palco dell’Ariston con gli occhi di un bambino, quel bambino che desidera tanto una caramella, che non vede l’ora di scartarla e gustarla. Sì, perché il palco dell’Ariston è stato e sarà il palco per eccellenza della musica italiana, il trampolino di lancio verso le stelle. Il palco dell’Ariston porta con sé una magia particolare, di indecifrabile bellezza, ma allo stesso tempo di bellezza ne ha bisogno. È un po’ come una bella donna che tutti desiderano ma nessuno lo dice. Sicuramente resta però un palco che non va sfruttato, una donna che va rispettata. Come ha detto Ermal:”Sanremo è un centro culturale, non un centro per cantanti bisognosi”. Non è e non deve essere il Sanremo delle radio, il Sanremo del business, della musica orecchiabile senza significato ma potenziale hit dell’estate per far ballare quanta più gente possibile sulle spiagge. E così non è stato per fortuna quest’anno. Sanremo deve essere il palcoscenico dei messaggi “pieni”. Pieni di vita, di significato, di storia, di insegnamento, di riflessione. Non è il Festival dell’estetica e del saper cantare, ma è il Festival dell’arte, di tutto ciò che un’emozione può dire attraverso 3 minuti e mezzo di canzone. E io sento dentro di avere delle storie, degli spunti, dei pensieri, dei messaggi abbastanza validi e degni di quel palco. Questa notte l’ho sognato. E non ho sognato la gloria, il successo, le ragazzine invasate. Ho sognato di entrare nel cuore della gente con il pass delle emozioni vere. Ho sognato di portare un messaggio, una storia di speranza, di vita. E di passarci “in mezzo” a quella gente, con una semplice giacca, un jeans strappato, magari con indosso la maglietta del mio idolo perché non dimentico chi mi ha dato il coraggio di esprimere le mie emozioni, di sentire pacche sulle spalle, di leggere sorrisi veri, di avvertire affetto e gratitudine sincera. Sì gratitudine, tutto gira intorno a questa parola, pensateci. Alla gente devi dare dei diamanti rari scovati nel fango, che luccicano anche al buio, non ghirlande di fiori finti da mettere al collo nelle musiche caraibiche. A ballare, almeno a Sanremo, devono essere le corde più profonde del cuore, perché l’anima sotto la melodia più bella, possa far conoscere se stessa al mondo.

E allora amici viaggiatori… Portatemi su quel palco, e poi ascoltate la storia che avrò da raccontarvi…

Antonio Esposito

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