Viaggi di carta – “La linea d’ombra” di Joseph Conrad

Joseph Conrad, nome inglesizzato di un semplicissimo nome polacco, Józef Teodor Konrad Korzeniowski, è stato uno dei più importanti romanzieri inglesi di fine Ottocento.
Ha vissuto, lungo il corso della sua vita, sia il colonialismo inglese che quello francese, essendo stato per anni nella marina militare di entrambi i paesi. Visitò in lungo e in largo paesi esotici e misteriosi come l’Africa, i Caraibi e l’estremo Oriente, che gli permisero di esplorare appieno, oltre che il mondo, sé stesso e lo propria interiorità, arrivando così, ad una sua originale poetica.

“La linea d’ombra” è fra i libri più famosi dell’autore, nonché uno dei migliori. Roberto Saviano dice che i lettori di Conrad si dividono in due categorie: quelli che amano “Cuore di Tenebra” e quelli che amano “La Linea d’Ombra“. E se il primo è una rappresentazione cupa del senso della vita, il secondo analizza l’azione che guida l’esistenza.

Il romanzo, sul solco del genere iniziato da Goethe ne I Dolori del Giovane Werther, è uno splendido e particolare romanzo di formazione.

Cominciato con una dedica al figlio Boris, all’epoca rimasto ferito nel trauma della prima guerra mondiale, ed entrato nel personale e metaforico luogo dà il titolo al libro, “La linea d’ombra” racconta la storia di un ragazzo senza nome, ancora giovane, inesperto e troppo pieno di sé (rappresentazione di Conrad stesso, come fa d’altronde presupporre il titolo in lingua originale “A Shadow Line: A Confession”), il quale diviene capitano di una nave ereditata da un folle, e dovrà portarla, in mezzo a mille sventure, al riparo, per salvare, oltre che sé stesso, l’intero equipaggio.

Sempre citando Saviano, il libro rappresenta una vera e propria guida esistenziale, nel tempo delicato al passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta e si prova profonda frustrazione e capacità di fronte a situazioni che sembrano disperate, fino a giungere alla Linea d’Ombra, sia in senso letterale e narrativo, che allegorico

Da buon pessimista, quale era Conrad, questo libro rappresenta quel momento in cui, dopo aver preso coscienza di sé stessi e della propria inettitudine nei confronti della realtà, ci si rende conto di essere solo al mondo e soli nel mondo, ed è soltanto attraverso la cooperazione fra gli uomini, anche sconosciuti, che si arriva a risolvere una situazione disperata.

Il libro è di grande rilievo anche per la sua duplice lettura: tenendo presente i riferimenti temporali e la fiducia reciproca, non espressa esplicitamente, che collega gli uomini sulla nave con il loro capitano, e sopratutto con Ransome, fanno pensare che il naufragio della nave nei mari d’oriente, sia una rappresentazione della prima guerra mondiale.

Ciò che colpisce di più all’interno del romanzo, da un punto di vista tecnico, è la prosa, splendida e molto complessa, da appieno la sensazione d’afa e d’oppressione che si respira ai Caraibi, riflettendo, anche attraverso magnifiche metafore, costruzione sintattiche e un buon uso d’ironia, l’animo del protagonista ancora giovane, pieno di dubbi e di incertezze, fino all’arrivo, dopo aver superato la linea d’ombra e aver acquisito esperienza in una situazione estrema, alla maturità e alla salvezza.

Ciro Tesone

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