I Fiordalisi – Poesia senza età

I componimenti di oggi meritano un’uscita straordinaria de I Fiordalisi, perché sono la testimonianza concreta di come la poesia non abbia età. Così, i versi che leggerete, potrebbero essere stati scritti ieri, o potrebbero essere scritti domani e, invece, sono stati scritti oggi da un veterinario, ormai in pensione, di 93 anni.

Non c’è quella stessa speranza, quello stesso amare la vita proprio di ogni momento dell’esistenza dell’uomo? Lo struggimento causato dal dolore è forse diverso? L’emozione che attraversa l’anima nel leggerli non è tacciabile di eternità?

Ringrazio la cara amica del Dottor Melle che ha inviato, per volontà dello stesso, queste poesie alla nostra rubrica, ricordandoci che la bellezza è ben al di sopra di qualsiasi fallace identificazione anagrafica: essa si annida tautologicamente nel bello, alle volte giovane, alle volte maturo, altre caduco, sottraendosi a qualsiasi sgarbata limitazione o menomazione, perché la bellezza è bellezza e nient’altro.

 

Dell’amicizia

Come un fiore di cactus che tra scudi d’aculei

il viandante intravede su arida terra,

così l’amicizia, o pellegrino d’amore, troverai, sulle dune

avvilite dell’umana soltudine.

 

Non odio né avversità

la vinceranno, resiste ai dardi di fuoco,

ai fragili addendi della somma di cuori;

tra silenzi e ardori

se tu attendi il sereno ,

ben presto, convinta, li scopre arcobaleno.

 

 

In noi liberi

Quando ai casti silenzi dell’essere,

i giardini percorro odorosi,

e il soffio fra i teneri petali

muove le pur corolle in un salve ,

accanto li sento o musa soave

che l’ali del dolce mistero al cor

mi portano, invitandomi al canto.

.Abbiamo vinto le porte di bronzo

sono  lontani  i recinti di fuoco:

qui zefiro, armonie raccoglie

dalle arboree braccia, dalle foglie,

dai verdi tappeti, ove timide

violette inviano baci ai bianchi

mughetti, nell’aria serena, in pace.

Laggiù, oltre il verde orizzonte, il mare;

e già le vele son pronte che l’onde

in sussurro di perenne quiete ,

ninneranno oltre i confini del mondo.

 

La foglioletta recisa

Giace la foglioletta

nel suo color primiero:

la percosse il vento

nel suo mistero:

ancor la rimuove,

ma dolcemente

come l’umana mente

di una verde vita

per la triste sorte

ricordandone la morte.

 

Autunno tardo

Sul colle romito

giungo d’un impeto!

Si fa di perla

al ciglio mio l’ardor

che tremolando vela l’attento mirar:

lungi, a ponente,

nel bianco tepor dei cirri che il vento ,

estroso pittor canceIla e varia soavemente

oscure d’ali di stormi il mutar.

L’umida terra nell’aria odora

e trasuda le morte radici

l’ascoso enzima che trascolora

il vivo umor delle pendici.

Sui piani, verdi ancora,

tra i rami impoveriti

debole il sole

i raggi espande come ricami

e sogna il nascere delle viole

che l’autunno morente assapora.

 

 

Aldo Melle nasce il 26 maggio 1924 a Torino, frequenta il liceo classico e poi, convinto dal padre antiquario e da uno zio, frequenta la facoltà di Veterinaria. Svolge attività di Veterinario dapprima in uno studio ad Asti, quindi in una ditta di mangimi per animali e poi presso diversi canili in provincia di Asti. Aldo è una figura molto eclettica: si è dilettato con la scultura, come autore di canzoni, musicista (suona la chitarra), attore comico e drammatico ma, soprattutto, come autore di poesie, il tutto condiviso esclusivamente con gli amici. Ama moltissimo la musica classica ed il Jazz. È ancora molto arzillo e, abitando in campagna, fa lunghe passeggiate quotidiane e un po’ di ginnastica. Ottimo degustatore in prevalenza di cibi piemontesi, assolutamente astemio da oltre 40 anni, vive da solo con un cagnolino.

 

Alessandra Corbetta
www.alessandracorbetta.net

 

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