Sanremo 2018, le pagelle: Avitabile-Servillo da brividi, bene Meta-Moro e Canzian

Tutti, per una settimana, si fermano a guardarlo, fosse solo anche per avere la propria da dire a riguardo. Perché sì, tutti, almeno una volta nella vita, cantano Sanremo. E tutti, proprio tutti, criticano Sanremo.

Doveva essere il Festival che avrebbe riportato la canzone italiana al centro, e infatti così è stato. Tra conferme, sorprese e qualche leggera delusione, il primo ascolto è sempre particolare. C’è qualcosa che ti colpisce subito, altre, invece, hanno bisogno di essere metabolizzate. Altre ancora, spesso, sono figlie delle performance degli artisti in gara. Ecco le nostre pagelle:

ANNALISA, voto 5 – È la Scarrone ad aprire le danze del Festival, dopo il bellissimo discorso introduttivo di Baglioni. Gran voce, come sempre d’altronde, esaltata anche dall’arrangiamento, ma la canzone non convince del tutto. Partendo dalla “casa senza pareti” fino a “E siamo montagne a picco sul mare, dal punto più alto impariamo a volare, poi ritorniamo giù”, almeno a primo ascolto dà una sensazione di qualcosa di già sentito.

RON, voto 7,5 – Il cantautore pavese punta tutto su “Almeno pensami”, canzone inedita di Lucio Dalla. Il testo, ben interpretato da Ron, mette i brividi, e vi riportiamo di seguito qualche verso: “Ma come si fa / a tenere un cuore / se ho le mani sempre sporche di carbone/ Son già passati mille anni / Tanto è il tempo che ti guardo e non mi parli / Senza lei io morirei / Ma chiudo gli occhi e so sempre dove sei / Sempre più lontano / O dentro questa goccia che mi è caduta sulla mano”.

THE KOLORS, voto 7 – I The Kolors accettano la doppia sfida: Stash e soci si presentano all’Ariston cantando per la prima volta un brano in italiano. Gran ritmo, il frontman tiene il palco come pochi in Italia, la canzone è molto radiofonica. A prescindere dal risultato finale, ha tutte le carte in regola per diventare un tormentone radiofonico.

MAX GAZZÈ, voto 6,5 – Max Gazzè esce dalla sua comfort zone, portando una favola con un arrangiamento molto particolare, perfetto per l’Orchestra Sanremese. Per un giudizio pieno, attendiamo le prossime serate.

VANONI-BUNGARO-PACIFICO, VOTO 7 – Bungaro e Pacifico, si sa, sono due dei migliori autori italiani. A questo, bisogna aggiungere un arrangiamento delizioso, da ascoltare ad occhi chiusi per lasciarsi trascinare, con la voce della Vanoni a mettere tutto insieme e sottolineare con delicatezza ogni sfumatura.

ERMAL META-FABRIZIO MORO, voto 7,5 – Arrivare al Festival da favoriti, spesso, è il modo migliore per non vincere. La coppia Ermal Meta-Fabrizio Moro, però, convince fin dal primo ascolto. Caldo e rabbioso come sempre Fabrizio, delicatissimo Ermal, soprattutto sul finale. Il messaggio arriva forte e chiaro, spiegato in maniera efficace: “Non mi avete fatto niente/ Non avete avuto niente / Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre”.

MARIO BIONDI, voto 5,5 – Anche Mario, come Max Gazzè, esce dalla sua zona comfort. La voce è sempre da brividi, ma non convince la canzone.

FOGLI-FACCHINETTI, voto 5 – Lo stile è evidente, e infatti il testo era stato scartato qualche tempo fa proprio dai Pooh, ma l’esibizione, complice anche l’emozione del momento, non è delle migliori. Per un giudizio pieno sulla canzone, attendiamo la prossima esibizione.

STATO SOCIALE, voto 5 – Canzone orecchiabile, ritmata, non difficile da cantare, e la nonna diventerà un qualcosa che si avvicina molto alla scimmia di Gabbani. Può far colpo, ma per noi è no.

NOEMI, voto 5,5 – Voce graffiante, dura, ma canzone troppo simile alle precedenti. Per la sufficienza piena rinviamo il tutto al secondo ascolto.

I DECIBEL, voto 7 – Il brano, complice anche un arrangiamento tendenzialmente rock, è uno dei migliori fino a questo punto della serata. Un omaggio a David Bowie a 360°: la musica nasce in uno dei posti più cari al Duca, il testo dopo un’apparizione di Bowie in sogno. Avevano promesso il rock e l’entusiasmo dei ragazzini per questa reunion. Promessa mantenuta.

ELIO E LE STORIE TESE, voto 5 – Siamo giunti alla fine della favola, e forse è il momento più giusto. “ogni storia si esaurisce col finale, un finale che ti lascia a bocca aperta, dall’ampiezza della bocca si capisce se il finale era valido”. Sarà vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. L’ampiezza della nostra bocca, per usare il parametro da loro offerto, era abbastanza ristretta.

GIOVANNI CACCAMO, voto 5 – Canzone prettamente sanremese, con lunga introduzione e ritornello orecchiabile, ma non convince.

RED CANZIAN, voto 7,5 – Ogni uomo ha un suo preciso istinto: quello di RedCanzian è fortemente, palesemente, meravigliosamente rock. Altro testimone immenso del tempo, la canzone convince sia per l’arrangiamento, che si districa tra basso, chitarra e archi con leggiadria, sia per il testo, o meglio, il “suo racconto”. Parlare di duello a distanza tra persone che hanno condiviso per decine di anni lo stesso palco proprio non ci piace, quindi ci limitiamo a definirlo come uno dei migliori della serata, senza paragoni.

LUCA BARBAROSSA, voto 6,5 – Cantare uno stornello in romanesco è una scommessa rischiosa. “Passame er sale”, però, è una canzone gradevole, sia per il testo sia in termini di arrangiamento.

DIODATO FEAT. ROY PACI, voto 6 – La gran voce di Diodato viene perfettamente accompagnata dalla tromba di Roy Paci. “Adesso è tutto ciò che abbiamo”. E sul palco dell’Ariston può farsi strada.

NINA ZILLI, voto 6 – Testo importante, gran voce, come sempre, ma a tratti troppo simile a sé stessa. Per il voto definitivo, la rinviamo alla prossima serata.

RENZO RUBINO, voto 4 – Non ce ne voglia Renzo, che avrà sicuramente modo per riscattarsi, ma l’esibizione non è stata delle migliori e la canzone non convince.

ENZO AVITABILE E PEPPE SERVILLO, voto 9 – Due mondi unici, che finalmente si incontrano a Sanremo. C’è la magia del suono della world music e dello strumento che Enzo Avitabile ha costruito appositamente per l’occasione, la sensibilità della rilettura di Peppe Servillo, l’anima delle periferie e delle “terre a svantaggio” del mondo, ma sopratutto in questo brano c’è “il coraggio di ogni giorno”, quello che consente a ognuno di noi, anche alle persone più fuori di vista, di affrontare la vita e le sue insidie. Una preghiera, che parte dal cemento di Scampia e vi ritorna con la conclusione in lingua napoletana e una lauda ispirata ai frati minori rinnovati di Capodimonte. Nonostante l’inspiegabile giudizio della giuria demoscopica, che si contrappone all’applauso che ha coinvolto l’intera sala stampa, Avitabile e Servillo hanno le certe in regola per vincere. Perché sì, a Sanremo, una canzone così bella mancava da anni.

LE VIBRAZIONI, voto 5 – Canzone che non colpisce. Ci si aspettava di meglio.

Corrado Parlati

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